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Introduzione, un po' di storia

Sezioni canne
Sezioni di canne da pesca in bamboo


Le prime canne da pesca in listelli di bamboo nascono come imitazioni delle precedenti canne in legno. Si usavano allora di legni duri e tenaci delle colonie dell’impero britannico: “lancewood, greenheart, e hickory”... Sostituiscono il frassino ed il nocciolo che tuttavia non scompaiono e continuano ad essere usati. Quelli in legno erano attrezzi ottenuti mediante tornitura di fustelle. In tre o più sezioni giuntate a becco di flauto e legate con filo di lino. I fusti non venivano elaborati usando particolari conicità (taper) ed il peso dell’attrezzo ne governava l’azione rendendola dolce e lenta.
Il Bamboo che sostituisce questi legni viene ridotto in strisce, piallato in listelli di forma triangolare che vengono incollati a formare il fusto e poi tornito per conferirgli l’aspetto delle canne in legno!
L’utilizzo del B si può far risalire a circa il 1860. Le prime piante del genere Bambusa, compaiono negli orti botanici d’Europa agli inizi del secolo diciannovesimo, in Francia nel 1827. L’essenza viene dapprima utilizzata nei giardini per la notevole bellezza ed eleganza, ma ne appaiono subito chiari i pregi: la leggerezza, la tenacità, la versatilità, la rusticità e la pianta si diffonde nelle campagne e diviene di facile reperimento. Canne grezze giuntate con un semplice innesto tubolare formano il fusto di leggeri attrezzi da pesca al colpo fino agli anni 60.
Negli Stati Uniti, pare sia da attribuire all’opera di C. Murphy la realizzazione della prima canna a sezione esagonale. Murphy utilizza il “Calcutta Cane“ (Gigantochloa Macrostachya) d’origine indiana. Pochi anni prima canne a sezione quadrata in listelli di bamboo erano state realizzate da Samuel e Solon Philippe.


Sezione di Clacutta Cane
Sezione ingrandita (1.5X) di Calcutta Cane. Va notata la relativa densità dei fascicoli di fibre: i puntini più scuri.


Contemporaneamente o forse poco prima, in Inghilterra si ha vaga notizia di analoghe elaborazioni. Il sano campanilismo della ex colonia, la pignola documentazione e un diverso credo giocano però a vantaggio dei costruttori d’oltre oceano e consentono, qui, di stabilire delle date certe cui fare affidamento per la successiva ricostruzione storica.

Se consideriamo la canna come un’estensione elastica del braccio (Non consideriamo invece la capacità del lanciatore che è parametro altrettanto importante ma che esula da queste considerazioni): una molla che accumula e scarica energia e analizziamo le caratteristiche meccaniche e dinamiche del lancio e dell’attrezzo si può osservare come i parametri fondamentali per la canna siano rappresentati dalla “rigidezza” elastica, dalla capacità di assorbire le vibrazioni residue, dalla ridotta sezione, dalla massa dell’attrezzo stesso e della coda proiettata. Conseguenza di questo elenco di variabili sarà la costruzione di attrezzi sempre più leggeri con materiali di migliori caratteristiche meccaniche.
Questa analisi ha portato i costruttori di inizio secolo ad individuare nell‘Arundinaria Amabilis McClure il materiale più idoneo alla costruzione.


Sezione di Arundinaria Amabilis
Sezione ingrandita (3X) del fusto di ARUNDINARIA AMABILIS In evidenza l’addensamento dei fascicoli delle fibre perimetrali.


L’evoluzione tecnologica poi porterà negli anni 50 e 70 alla realizzazione delle fibre di vetro e di carbonio e i costruttori si orienteranno verso di esse per le stesse ragioni che avevano prima indotto ad abbandonare il legno: migliori caratteristiche meccaniche, minor peso, maggior omogeneità del materiale, maggiore facilità di approvvigionamento. Lo schema strutturale non viene però cambiato. Lunghissime fibre molto resistenti immerse in una matrice di base che le unisce: un bamboo tecnologico.

Già alla fine del diciannovesimo secolo erano stati definiti i concetti della canna ideale: leggerezza, rapidità… ma canne da 3.50 metri ed oltre erano ordinarie e i primi bamboo ne mantennero le dimensioni ed il peso! Si ovvia alla scarsa attitudine ad effettuare lanci lunghi e alle difficoltà di controllo della lenza con una canna lunga. L’evoluzione, introdotta in Europa da Hardy, negli Usa da Leonard porterà ad aver attrezzi più corti, leggeri e veloci. Quando il tonchino: ARUNDINARIA AMABILIS sostituirà completamente il Calcutta nel periodo appena successivo alla prima guerra mondiale troviamo quasi tutti i costruttori che adottano i nuovi concetti di lancio e adeguano a questo le caratteristiche degli attrezzi. Dopo la seconda guerra mondiale sarà la volta dei grandi costruttori e l’età d’oro del Bamboo. Si ripete nel breve arco di una generazione quanto è avvenuto in altri campi: gli allievi hanno inventato tecniche ed attrezzature nuove ed i risultati ottenuti eclissano le indiscusse capacità dei maestri. Gillum, Dickerson, Payne, e Young costruiscono, in questo periodo, gli attrezzi migliori che siano stati mai prodotti. Contemporaneamente numerose ditte europee e di oltreoceano iniziano la produzione di massa. Il risultato è un abbassamento dei costi e gli attrezzi in bamboo raggiungono una diffusione notevolissima. L’epilogo inizia nei primi anni ’60 con la diffusione delle resine sintetiche e la realizzazione delle prime canne in fibra di vetro. Nel volgere di un decennio l’abbandono del bamboo è quasi totale. Adesso solo poche ditte producono a livello semindustriale attrezzi in bamboo Restano però una manciata di artigiani che continuano a costruire a mano attrezzi di elevatissimo pregio e altrettanto elevato costo, I nomi sono prevalentemente statunitensi, pochi canadesi, rarissimi gli europei: W. E. Carpenter, R. Summer. T. Dorsey H. Carmichael, F. Neunemann, W. Brunner; ma esiste, per fortuna, un vivaio di costruttori sconosciuti che opera nascosto in cantine e garage, che ruba le ore al sonno e riesce a produrre attrezzi che nulla hanno da invidiare all’opera dei grandi maestri del recente passato. A loro l’aiuto della tecnologia che costantemente migliora la qualità dei materiali, l’informazione e l’esperienza di decenni consente di realizzare attrezzi di inaspettate caratteristiche e dal prezzo umano.
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