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La Poor's Man Quad

25/08/01

di Alessandro Garrisi

Ovvero canna monopezzo nodeless e altre follie.

La canna da mosca in bamboo è sempre stata per me una sorta di "sogno proibito", nella pesca con la mosca il bamboo ha sempre avuto un fascino indiscusso, quanta magia e quanta storia in poche decine di grammi di "legno". In commercio esistono canne in bamboo refendu sia nuove che d'antiquariato e tutte hanno, per me, lo stesso difetto: il costo. Non che non valgano le cifre richieste, anzi sono acquisti che, a differenza delle canne in carbonio, mantengono se non addirittura aumentano il loro valore nel tempo, solo che richiedono un investimento iniziale non indifferente ed il timore che, una volta acquistata, la canna in bamboo si rivelasse una delusione dal punto di vista "piscatorio" mi ha sempre trattenuto dal compiere il grande passo.

La voglia del bamboo però restava ed allora perché non provare a costruirne una con le mie mani?

La tecnica "classica" per la realizzazione di una canna in refendu esagonale è ampiamente conosciuta, se ne trovano facilmente esempi ovunque ma tutte prevedono l'utilizzo di attrezzi particolari, prima fra tutte la "planing form", di non facile reperibilità o realizzazione e per niente economica, di nuovo una doccia fredda spengeva le mie velleità facendomi apparire il "rod making" come un'avventura complessa e costosa, di certo non alla portata di un comune mortale.

Poi un giorno il fuoco che ormai credevo spento ha ripreso vigore, dalle ceneri ormai fredde una nuova scintilla riprendeva ad ardere e antichi sogni tornavano a popolare i lunghi crepuscoli invernali, grazie alle pagine di PIPAM.

Nell'universo virtual-cibernetico di internet, apprendevo dell'esistenza di un manipolo di appassionati che, come se fosse una cosa normale, si cimentavano nella realizzazione di canne in bamboo.

Entrato in contatto con Jo, rapidamente mi rendevo conto di aver trovato un esperto che con rara modestia e grandissima disponibilità era ben felice di condividere i segreti del rod making che, chissà perché, credevo essere patrimonio esclusivo di qualche misteriosa setta di monaci pescatori anglo-tibetani.

Attingendo a quel pozzo di conoscenza come un cammello in un'oasi sulla via del sale, tempestavo Giovanni di domande elettroniche in un crescendo di idee e progetti finché,in una notte squarciata dai lampi, un grido echeggiò nel castello " SI - PUO' - FARE" facendo accorrere la procace Inga, Frau Blucher ed il fidato Igor (si pronuncia Aigor).

"Quad" era la risposta e "Two strip" era la via, in una parola "Poor's Man Quad", ormai convinto della fattibilità della cosa la navigazione nel cyberspazio non era più senza meta, con la solita preziosa assistenza di Jo che mi ha fornito i "tapers", cominciavo a muovermi con una certa indipendenza trovando in rete diversi validi siti che esplicavano esaurientemente tutte le varie fasi della realizzazione di una canna in bamboo Two Strip.

Le Quad sono delle canne realizzate incollando quattro strisce (strip) di bamboo dal profilo a triangolo isoscele con gli angoli al vertice di 90°, invece delle solite sei previste dalla tecnica classica per le canne esagonali; il risultato è una canna dal profilo insolito quadrata appunto; comunque niente di nuovo sotto il sole, i "guru" americani come Leonard hanno realizzato tali canne e tutt'oggi al di là dell'oceano ci sono costruttori che creano e vendono Quad (come Bob Maulucci).

Le Quad però necessitano ugualmente di planing form (anche se c'è chi ha trovato il verso di farne a meno, ma questa è un'altra storia) e l'unico vantaggio dal punto della semplificazione della costruzione consiste nel dover lavorare due strip in meno, la vera svolta si ha realizzando la canna con due sole strip dal profilo rettangolare che formano una canna quadrata "Two Strip": Il bello è che per realizzare le due strip non necessita l'utilizzo di planing form ma solo pochi semplici strumenti, tanto che tale canna è chiamata anche "Poor's Man Quad" ovvero "Quadra dei poveri".

Personalmente ho più simpatia per i poveri che per i ricchi, e visto che non mi offendo ma anzi mi fa piacere quando mi dicono che sono "di campagna" (del Mugello per l'esattezza) per me non è un problema ammettere che mi piace la "Quad dei Poveri", del resto anche nell'arredamento c'è una riscoperta dell'arte povera....

Per realizzare una PMQ servono pochi attrezzi e precisamente:
  • un calibro (ne esistono di tutti i tipi e per tutte le tasche)
  • una pialla, questo è l'attrezzo principale, l'unico su cui non bisogna risparmiare, personalmente mi sono trovato bene con una stanley mod. 102 con lama larga 1 5/16" (33 mm.)
  • una lima da ferro piatta
  • un seghetto
  • un metro, meglio se con doppia scala m.-cm. e piedi-pollici
  • una calcolatrice (per convertire le misure da pollici a millimetri)
  • carta a vetro grossa e fine
  • un coltello a lama fissa
  • un martello di gomma dura
  • guanti da lavoro
  • un morsetto da banco
  • mollette da bucato
  • pennarello a punta fine
  • pennello
  • goniometro (va bene quello scolastico)
  • un regolo di legno duro 2x4 cm. lungo almeno 40 cm.
  • due bulloni lunghi 4.5 cm. con vite a farfalla e relative rondelle
  • trapano con punta da legno del diametro delle viti
  • un tavolo dove poter lavorare

caspita, avevo detto "pochi attrezzi" ma la lista è lunga..... vabbè la maggior parte ce li abbiamo tutti già in casa,no?

come materiali servono:
  • una stanga di bamboo
  • colla epossidica bicomponente (io, su consiglio di Jo, mi sono trovato bene con la Uhu plus)
  • un lumino (io ne ho utilizzato uno di cera usato per quegli aggeggi che scaldando degli oli essenziali profumano l'ambiente)
  • nastro adesivo di carta da carrozziere
  • vernice trasparente poliuretanica (sempre su input di Jo)
  • diluente
  • spago

Il bamboo costituisce il problema principale: non sono riuscito a trovarne di buona qualità e mi sono dovuto accontentare di quello venduto nei consorzi agrari usati come tutori per le piante.

Per realizzare delle ottime canne si dovrebbe usare il bamboo del Tonchino del diametro dai quattro ai cinque centimetri, il meglio che sono riuscito a trovare ha un diametro di soli 3.2 cm. e nessuno sa da dove viene, dubito fortemente che venga dal Tonchino ma ho fatto di necessità virtù.

L'importante è scegliere le stanghe più diritte, con gli internodi più lunghi e con la superficie il più possibile esente da macchie, difetti e spaccature; molto importante è anche lo spessore dello strato di fibre che costituiscono il bamboo, maggiore è e meglio è.

A questo punto bisogna procedere alla "tempra" del legno, infatti il bamboo deve essere trattato con il calore per togliere l'umidità e rendere le fibre più tenaci e resistenti grazie ad un processo chimico-fisico.

Se si dispone di un forno lungo quanto la canna che si vuole realizzare (ad esempio quello di un fornaio ) si può optare per la tecnica "classica", ma esiste una alternativa : la tecnica "nodeless" permette di usare il forno di casa.

Nodeless vuol dire " senza nodi", infatti si procede segando la stanga due cm. sopra e sotto ogni nodo e numerando col pennarello le sezioni e segnando il "butt" cioè la parte verso il basso per poter ricostruire l'esatta successione dei pezzi, i "tubi" così ottenuti si "cuociono" per 7-8 minuti a 180° nel forno di casa (che va' portato a temperatura per circa 15') girandoli "testacoda" a metà cottura.

Una volta raffreddati si può procedere alla fase dello "spacco" longitudinale usando il coltello che va' appoggiato nel punto prescelto sulla superficie del taglio e poi con un colpo secco dato col martello (ottimo quello di gomma da campeggio) si spacca facilmente.

Con il metodo "dicotomico" si procede spaccando il pezzo a metà, e poi i pezzi risultanti vanno a loro volta divisi in due e così via fino ad ottenere una serie di strisce di circa 8-10 mm. a seconda della dimensione iniziale della stanga.

Attenzione! le strisce di bamboo sono molto taglienti, usare i guanti!
Le strisce così ottenute da ogni tubo vanno raggruppate insieme marcando su ognuna il sotto e legandole insieme con il nastro di carta sul quale va' scritto il numero della sezione (1,2,3... dal basso verso l'alto).

Le strip pronte per essere lavorate.

Partendo dalle strisce ottenute dalla sezione n° 1 (o 2 se la prima fa schifo o è troppo corta) si scelgono le stecche in successione rispettando la sequenza originaria (1,2,3,4...), eventualmente si possono ripetere due pezzi della stessa sezione (1,2,2,3,3,4..) a secondo di quali siano le migliori o le più lunghe, fino ad ottenere la misura della canna che si vuole realizzare alla quale si aggiunge un'altra striscia in più questi pezzi costituiranno una "faccia" della canna, si procede allo stesso modo scegliendone altrettante (con la stessa sequenza) per l'altra faccia.

Le strisce possono aver bisogno di essere raddrizzate, per far questo si riscalda la parte da raddrizzare sul lumino e poi con le mani si piega fino ad ottenere una stecca diritta, questo processo indebolisce la fibra del bamboo e quindi è bene non abusarne meglio selezionare le strisce scartando le peggiori (altro vantaggio della tecnica nodeless usando cattivo bamboo).

Lavorando con la pialla si rendono piane e ortogonali tra loro le facce delle strisce badando a non piallare (al massimo una passata leggera se proprio è troppo convessa) la faccia esterna, quella coperta dallo "smalto", infatti è su quel lato che ci sono le "power fibers" le fibre che danno potenza ed elasticità alla canna.

La pialla va regolata accuratamente in maniera che asporti poco materiale per volta e che si possa spingerla facilmente senza che si "impunti" creando un taglio eccessivo: se applicando poca forza la pialla scorre bene asportando un leggero ricciolo di truciolo lungo e regolare è regolata bene, se non asporta materiale o ne taglia via degli strati spessi è regolata male.

Splices pronti per l'incollamento.

Adesso le strisce così ottenute vanno assemblate in sequenza con il metodo degli "Split", si effettuano dei tagli diagonali alle estremità delle strisce, i tagli devono avere un angolo di almeno 6°, meglio 4° (5° per chi ama i compromessi) e si ottengono utilizzando uno "splicing block".

Per realizzare lo splicing block si sega a metà il regolo in legno e su una delle due parti si pratica un'incisione profonda 4-5 mm sulla faccia più larga partendo dalla metà del bordo superiore, l'incisione si fa con il seghetto e deve essere angolata di 6° (oppure 4° o 5°) e deve arrivare fino al lato corto, poi col seghetto si taglia via la parte tra l'incisione ed il bordo superiore, importante: i tagli devono essere ortogonali tra loro. Dopo aver accuratamente appaiato i due pezzi si bloccano col morsetto e si praticano col trapano due fori passanti sotto l'incisione e si blocca il tutto con le due viti a farfalla e le rondelle, l'attrezzo così realizzato permette di bloccare saldamente la striscia di bamboo già rettificata posta di taglio ed in modo che un'estremità sporga di qualche mm. col bordo inferiore e con un'angolazione che sarà quella da noi scelta e uguale per ogni pezzo.

Facendo attenzione a porre sempre ogni pezzo con la faccia con lo smalto dallo stesso lato, si procede a realizzare i tagli obliqui piallando via la parte che sporge dallo splicing block, l'operazione va' ripetuta per tutte e due le estremità di ogni striscia, tranne che per la prima e l'ultima che vanno piallate solo da una estremità (la superiore per il butt e l'inferiore per il tip).

L'incollamento.

Ottenuti gli splices si uniscono le estremità secondo la sequenza stabilita e marcando dei riferimenti per il corretto allineamento col lapis, poi si procede all'incollaggio utilizzando la colla epossidica bicomponente e tenendo uniti i pezzi con le mollette da bucato, almeno tre per ogni splice la prima al centro e due alle estremità.

Per fare prima si può essere tentati di incollare più pezzi in sequenza, i risultati non sono buoni, al massimo sono riuscito a unire tre pezzi alla volta, comunque nel caso che un incollaggio si rivelasse disassato si possono separare i pezzi riscaldandoli e dopo un passaggio di pialla allo splicing block si può ripetere l'operazione (dimostrando che a volte per far prima le cose tocca poi farle due volte).

Il Risultato finale

Una volta terminato l'assemblaggio delle due facce (cioè dopo che la colla si è sufficientemente indurita) con la lima, la pialla e la carta a vetro si rimuove l'eccesso di colla, ottenendo due strip lunghe quanto la canna e sufficientemente diritte (è rischioso cercare di raddrizzarle adesso col calore perché l'epossidica perde tenuta se riscaldata) che devono essere lavorate con la pialla fino ad ottenere le misure del taper prescelto.

Il Tip della numero 1

Il taper altro non è che il profilo della canna e normalmente è costituito da una sequenza di misure che indicano lo spessore della canna finita misurato ad intervalli di 5 pollici partendo dal tip verso il butt (il tip è la punta ed il butt è la base) gli anglosassoni usano raramente il sistema metrico e quindi serve la calcolatrice per effettuare le conversioni.

Con questa tecnica si possono realizzare canne di tutte le misure ma spesso i taper si riferiscono a canne esagonali, per utilizzarle nella costruzione di una quad i valori vanno moltiplicati per 0.93

Ovviamente poiché una volta unite le due strip realizzeranno una sezione quadrata, prese singolarmente avranno una sezione rettangolare larghe come la misura indicata dal taper e spesse la metà.

Per ottenere le misure volute bisogna rimuovere materiale con la pialla sui fianchi, per ridurre lo spessore invece il materiale va' rimosso dal lato del "pith" cioè quello che nella stanga è all'interno cercando di non toccare il lato dello smalto "enamel", che contiene le Power Fibers.

Quando ci si avvicina alle misure finali del taper la pialla, specie se non ben regolata, non ha più la precisione necessaria ed è meglio procedere con la carta a vetro, molto utile in questa fase è lo "scraper" o raschietto, un'attrezzo che ha una lama che lavora a 90°(io uso uno stanley) e che permette di rimuovere quasi una fibra alla volta.

Nelle fasi di piallatura è bene tenere conto dell'orientamento degli incollaggi degli split. Il passaggio successivo consiste nell'incollaggio delle due strip che vanno tenute bloccate in posizione una contro l'altra con il lato delle power fibers all'esterno, per bloccarle si usano le mollette da bucato a coppie alternate di 90° poste ogni 5-10 cm. Indurita la colla il grezzo così ottenuto va rifinito con la carta a vetro asportando i residui di colla e lo smalto naturale rivelando all'occhio la venatura delle power fibers.

Il But della numero 1

Per la verniciatura ho usato flatting marino trasparente poliuretanico monocomponente steso diluito col pennello, dopo aver legato un cappio al butt l'ho appeso a testa in giù verniciandolo, l'eccesso di vernice (l'orribile e temutissima goccia) si toglie con un pennello intinto nel diluente prima che asciughi.

Il grezzo così ottenuto può essere montato come una canna da mosca normale, avrà una spina molto accentuata sui due lati delle Power fibers e per questo darà delle sensazioni diverse dalle canne classiche, ma comunque vale la pena provare.

Nei punti dove ci sono gli incollaggi delle splices, se non ricadono già sotto la legatura di un anello, si possono effettuare delle legature di rinforzo che, se ben fatte, sono esteticamente gradevoli in quanto riproducono sulla canna la spaziatura della successione dei nodi che la pianta aveva quando, ondeggiando nel sole cullata dal vento, sognava di diventare una canna da mosca.......


Alessandro Garrisi
ovvero Alex2


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