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La "peschetta" a risalire



di Marco Pistoletti (il maestro)

Durante gli anni trascorsi a pescare con la tecnica della mosca artificiale ,è normale che andando a svolgere questa attività con amici provenienti da diverse regioni Italiane, in ambienti fluviali completamente diversi da quelli comunemente abituati a frequentare ci accorgiamo che a volte questi pescatori sviluppano tecniche differenti da zona a zona, chiaramente molto simili tra loro, ma che hanno alcune caratteristiche, chiamiamole sfumature che le rendono più funzionali in determinati ambienti.

Qualche anno fa ,io ed alcuni amici moschisti fondammo una società di pesca a mosca che chiamammo EAGLE FLY e visto che provenendo tutti da diverse regioni , la zona e la città che scegliemmo dove fondare la sede, fù la città di Parma, primo perché da un punto di vista logistico era l'ideale per accontentare quasi tutti , secondo perché il nostro presidente che si era preso carico di tutto il lavoro burocratico della società abitava in questo paese.

Diversamente da quanto si credeva, la distanza non ha impedito di stabilire un rapporto di amicizia con molte persone e benché distante, parecchie volte mi sono recato a pescare nell'Appennino Parmense venendo a conoscenza di fiumi come il Taro il Ceno l'Enza ecc. sempre accompagnato da qualche amico della zona che mi ha fatto scoprire posti molto belli, ma soprattutto mi hanno fatto conoscere un torrente che secondo mè è fra i più belli d'Italia, l'AVETO, che scorre nelle limitrofe province di Genova e poi di Piacenza, dove nel paese di Rezzoaglio, Vincenzo, (colui che mi ha fatto scoprire questo fantastico fiume) ha vissuto da ragazzo, facendo le sue prime esperienze di pesca ,e crescendo quindi presso le sponde di questa invidiabile palestra , non poteva che diventare super esperto di questo fiume.
Il torrente Aveto si presta a tutte le tecniche di pesca con la coda di topo, con la secca è divertente insidiare le trote e i temoli presenti nelle piane , ma è con la sommersa che si hanno le maggiori possibilità di catturare pesci in determinati tratti , caratterizzati da un alveo ricco di grossi sassi e con una profondità limitata.
Vincenzo in questo fiume mi ha trasmesso tutti i segreti di un sistema che è molto praticato in questa zona: la "peschetta a risalire" che è l'ideale per affrontare i torrenti appenninici.
Devo riconoscere che questo tipo di pesca mi ha "preso" a tal punto che ha addirittura superato in mè l'interesse dato alla pesca con la mosca secca, condizionando le mie uscite, scegliendo tratti di torrente, presenti anche dalle mie parti, con le caratteristiche adatte per poter pescare a "peschetta", tali caratteristiche sono : bassa profondità, al massimo poco superiore al ginocchio, molte grosse pietre nell'alveo e corrente piuttosto allegra, la limpidezza della linfa è basilare e sono da preferire i corsi con il fondo come si suol dire "maturo" cioè piuttosto scuro che indica che il torrente da parecchio tempo non ha mutato il suo corso.
Francamente il sistema è simile alla pesca alla valsesiana, ma presenta alcune caratteristiche che lo distinguono: prima di tutto si deve pescare obbligatoriamente in acqua risalendo il torrente lentamente cercando di evitare di fare rumore che comunque verrà ovattato e portato a valle dalla corrente, in questo modo ci presenteremo alle spalle delle trote senza che esse possano sentirci, e approfittando che queste hanno il "cono visivo" sempre rivolto a monte, noi possiamo tranquillamente avvicinarci di parecchio al pesce tanto da permetterci a volte di distinguerlo tra le correnti a pochissima distanza da noi.
Si usano di solito due sommerse, ma dove il torrente presenta una larghezza superiore ai cinque metri è possibile, anzi è consigliabile usare un artificiale in più.
Artificiali che vanno montati a circa sessanta centimetri l'uno dall'altro, montati su un filo dello 0,20 , che può sembrare esagerato, ma che permette ai corti braccioli di circa 3 cm di non accavallarsi sul tratto di lenza madre, rendendoli inutili, credete, la trota non avrà il tempo di accorgersi dell'inganno perché quando salirà sull'artificiale, data la vicinanza la ferrata sarà immediata.
Il lancio sarà pari o poco di più del doppio della lunghezza della canna che sarà piuttosto lunga, possibilmente oltre i 10 piedi, molto leggera, questo perché dovrà servirci a mantenere ben tesa la lenza tra noi e gli artificiali tenendo il braccio ben teso in avanti, piuttosto che al lancio che ripeto dovrà essere il più possibile corto.
Gli artificiali sono simili a degli spider, o a delle mosche valsesiane, solo hanno i corpi leggermente più spessi, sono costruite su ami del N°10 corti (tipo grub), ultimamente sto usando dei Tiemco (TMC 206BL) del N°12 che sono corti, fatti con un filo piuttosto fine, per cui molto penetranti ,blu e senza ardiglione, che ci permettono così di slamare in modo indolore tutti i pesci catturati.
Variando le mosche secondo le stagioni , costruisco le lenze secondo un valido sistema : la prima , per intenderci quella di punta , la costruisco verniciando il corpo fatto con seta floss con diverse mani di vernice per le legature, questo per renderla leggermente più pesante delle altre per far sì che affondi meglio , avendo la possibilità di poter usare tre mosche ,metto quella centrale costruita con materiale naturale , di solito eseguo il corpo con alcuni avvolgimenti di barbule della coda del fagiano maschio,e con le hacles fatte con una penna di beccaccia, mentre quella più vicina a noi la realizzo con un corpo in dubbing di kapok giallino che come sappiamo tutti è estremamente galleggiante, tinsel in oro, e con le hacles di pernice chiara, la ingrasso molto bene in maniera che diventi molto galleggiante e sopratutto molto visibile tanto da permettermi di usarla a galla come se fosse una mosca secca.
Quindi avrete capito che con questa lenza si pesca piuttosto sotto con la prima mosca, leggermente sotto il pelo dell'acqua con la seconda e a galla con la terza il tutto senza dover continuamente fare falsi lanci , dato che la terremo e galla con la tensione della lenza. Il sistema della "peschetta " permette di poter pescare in tutti quei tratti che di solito la maggioranza dei pescatori con la mosca (ed anche quelli al tocco) trascurano, difatti affrontando i torrenti montani con altri moschisti ho sempre notato che loro scartano molti tratti di torrente privilegiando solo le buche e le piane, a torto perché a volte in questi tratti con acqua bassa trascurati da tutti nascondono molto pesce, infatti, moltissime volte ho preso pesci decenti per le nostre acque (in tratti liberi, non in riserve) in poco più di 20 centimetri di profondità, ma che celavano la tana di una bella trota immediatamente sotto ad un sasso ben più profonda di 20 cm, quindi invito tutti i moschisti a provare questo sistema che dopo un certo periodo di rodaggio saprà premiare coloro che vi dedicheranno delle uscite.
Come succede in quasi tutte le tecniche, anche il sistema della peschetta ha i suoi limiti, infatti nelle acque in cui sono presenti i ciprinidi, specialmente i cavedani è possibile indirizzare ad essi i nostri sforzi per poterli catturare, ma bisogna oltremodo essere molto attenti a non spaventare i pesci che al contrario delle trote si muovono continuamente cambiando spesso postazione, e diverse volte ce li troviamo con il muso girato a valle, con la conseguenza che se anche abbiamo cercato di non far rumore, il pesce ci può facilmente scorgere, scappando e con il risultato di trasmettere terrore e mettere in fuga tutto il pesce presente in un bel tratto di torrente.
La stessa cosa può avvenire anche affacciandoci ad una piana o ad una buca che è possibile trovare nel nostro percorso di risalita in acque da trote, dove le piccole trotelle amano stare proprio a fine lama e purtroppo anche con tutte le precauzioni, è ben difficile non farci scorgere, con il risultato di allarmare per un pò di tempo gli abitanti della piana.
Non tutti saranno d 'accordo con mè nel dover per forza entrare in acqua ma se vogliamo praticare con successo questo sistema è d'obbligo che si risalgano i torrenti proprio al centro del corso, non temete di disturbare per tutta la giornata il fiume, non è proprio così, infatti, ho provato a rifare lo stesso tratto risalito nel bel mezzo del corso circa un'ora prima e ho continuato a catturare come se nessuno sia entrato in acqua.


Ricette degli artificiali:

"Carota"
corpo in filanca arancio fluorescente tornito con avvolgimenti sovrapposti poi verniciato con epossidica
hackles di pernice naturale
testa giallo-verde fluorescente
questa sommersa di pura fantasia messa in punta secondo mè è insuperabile nella cattura di trote naturali (non di imissione)


"mosca dell' Aveto"
alternativa, sempre da mettere in punta
corpo in filanca beige verniciato
hackles in pernice naturale
testa giallina
buona anche per il temolo e ciprinidi vari


"imitazione di effimera vinaccia"
corpo in poly vinaccia - rib -tinsel argento fine
hackles penna dell'ala di beccaccia
testa nera
mosca da mettere sul bracciolo di mezzo ottima per tutti i tipi di pesci presenti superlativa in presenza di schiuse di "red spinner" e. venosus


"imitazione di effimera grigia"
corpo alcune fibre di grossa penna grigia avvolte sull'amo
hackles di piccione grigio
testa marrone
mosca da mettere sul bracciolo di mezzo universale


"giallina"
corpo in kapok giallino - rib tinsel fine argento
hackles pernice naturale
testa giallina
mosca molto visibile da mettere sul primo bracciolo e và ingrassata


"pallida"
corpo in kapok bianco - tinsel in argento
hackles color miele di gallina
testa giallina
mosca molto visibile da mettere sul primo bracciolo e và ingrassata. La giallina e la pallida sono costruite in maniera da risultare molto visibili perché oltre che a catturare devono permetterci di stabilire un immediato contatto visivo con il treno delle nostre imitazioni e a volte fungere da segnalatore di abboccata nei momenti di distrazione.


Marco Pistoletti
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