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Un approccio.. "ragionato" alla pesca a ninfa - 2 parte



UN APPROCCIO … “RAGIONATO” ALLA PESCA A NINFA.
(seconda parte – scelta dell’attrezzatura e tattica “spicciola”)

di Roberto BLANCHI, “the CZECHER”

“Ora il mio modo di concepire la pam è aperto a 360°, nel mio gilet trovano quindi posto scatole di ninfe, secche, emergenti e streamers … perché no! Non voglio precludermi la possibilità di “tentare” su quel pesce visto in “quell’angolo” particolare del fiume o “saltare” quella particolare situazione d’acqua perché mi manca l’artificiale giusto.”

E’ con questa espressione che si concludeva la prima parte di questa sintesi sul mio personale modo di concepire la pesca a ninfa in torrente, proseguiamo ora con l’analisi di quale tipo di attrezzatura ci agevolerà nell’affrontare l’acqua con una mentalità aperta a 360°, secondo i princìpi della mia “Tecnica di Pesca Totale”, ovvero di quella fisolofia che vede il pescatore preparato ad utilizzare tutta la pluralità di sistemi (leciti) compatibili con l’utilizzo di una canna da mosca e di una coda di topo, al fine di giungere alla cattura del pesce, adattando la tecnica alle peculiari caratteristiche e condizioni del corso d’acqua e degli “avversari pinnuti” che in esso allignano.

Innanzi tutto la scelta della canna, elemento determinante per un approcio al torrente “mirato” alla pesca a ninfa.

“Dieci piedi” è questa l’epressione che ci consente di comprendere con facilità, durante una delle tante conversazioni con gli avventori della bottega del “venditore di peli e piume di fiducia”, che abbiamo di fronte un amante … della pesca a ninfa … ed in effetti, a mio parere, la “dieci piedi” è la canna che meglio di tutte riassume in sé quelle caratteristiche di veratilità e praticità, essenziali per un attrezzo da impiegare nella pesca in torrente, ove, con frequenza, l’efficacia dell’azione di pesca è direttamente correlata alla possibilità di variare rapidamente la tecnica con cui affrontiamo l’ambiente.

Il continuo progresso nelle tecnica e nei procedimenti di costruzione ha fatto sì che siano state immesse sul mercato canne di tale misura estremamente leggere e maneggevoli, e talvolta anche di lunghezza maggiore, 10’6”, 10’8”, 11’, “pensate e calibrate” per la pesca a ninfa, tutte (o quasi) apprezzabili per azione, peso ridotto e sensibilità, … saranno quindi le nostre preferenze personali (o più spesso il portafoglio …) a dettare la scelta finale dell’attrezzo, considerando comunque i fatidici “10’” come misura “minima & ideale”, laddove il nostro obiettivo sia l’impiego di uno strumento polivalente.
La “potenza” dell’attrezzo andrà scelta in base alla tipologia delle acque e dei pesci che andremo ad affrontare, ovvero, a titolo di esempio, la pesca in un torrentello collinare di trotelle di taglia limitata, con l’eventualità di intervallare la pesca a ninfa con la pesca a secca o sommersa, vedrà l’impiego ottimale di una canna #4, diversamente, un grosso torrente alpino di fondovalle, caratterizzato da buche profonde e forte flusso di corrente, con la concreta (si spera!?) possibilità di incontrare … “esemplari d.o.c.” … magari impiegando grossi ninfoni appesantiti, richiederà attrezzi maggiormente “dimensionati”, tarati per code #6 o #7.

Come accade spesso nella vita quotidiana “… la virtù stà nel mezzo…”, pertanto ritengo che una 10’ #5 ci consentirà di affrontare con disinvoltura tutte le situazioni che potrebbe presentare un torrente di casa nostra, salvo ovviamente le situazioni “limite”.

Suggerirei ancora di scegliere un attrezzo “leggero”, perché alla fine di una giornata trascorsa “a braccio esteso” per meglio controllare la deriva degli artificiali, anche pochi grammi faranno la differenza, inoltre diamo la preferenza a canne con un cimino molto “reattivo”, cioè in grado di flettersi e caricarsi anche con poca coda o addirittura con il solo finale fuori dalla cima, in modo da agevolarci nell’esecuzione di lanci “corti”, senza necessità di sbracciarsi in maniera forsennata, ma nel contempo rapido e quindi in grado, una volta sottoposto a flessione, di ritornare velocemente nella posizione iniziale.

Salvo particolari predilezioni personali, e in contrasto forse con quanto scritto da alcuni autori in passato, direi che la canna “da ninfa” non deve essere né troppo morbida né troppo parabolica, in quanto potremmo rischiare di trovarci tra le mani un attrezzo “muto”, non in grado cioè di trasmettere con efficacia tutte quelle vibrazioni, sussulti, esitazioni nell’incedere degli artificiali, così importanti nella pesca “sotto” per percepire l’abboccata, nonché potremmo correre il rischio di avere fra le mani un “giunco” troppo “caricato” dal peso della coda e dall’azione della corrente, che, a seguito di una esagerata flessione, potrebbe pregiudicare la percezione della deriva dell’artificiale e la successiva azione di ferrata.

Passiamo ora alla coda, … galleggiante doppio fuso, oppure decentrata “long belly”, del # 4 . Una coda DT4F costituisce, secondo la mia personale esperienza, il miglior compromesso nella pesca in torrente, risulta infatti sufficientemente leggera e delicata nella posa, agevolandoci nella pesca di ricerca o a secca, e, nel contempo, abbastanza “ponderosa” da caricare sufficientemente il cimino anche nei lanci corti, permettendoci un’azione di lancio precisa e disinvolta.

Casi e tecniche particolari potranno richiedere l’impiego di code più leggere o pesanti, oppure parzialmente o totalmente affondanti, in ogni caso una bobina di scorta del mulinello, alloggiata nel tascone posteriore del nostro gilét, opportunamente caricata con una coda diversa, potrà sempre garantirci di risolvere qualche situazione “anomala”.
Giunzione coda-finale … su questo argomento sono stati versati fiumi di inchiostro, ed ogni pescatore ha la sua preferenza e le sue teorie personali. Le sperimentazioni in merito condotte in questi anni di “praticaccia” nella p.a.m. mi hanno consentito di appurare che, comunque, ogni sistema ha i suoi pro ed i suoi contro, e personalmente ritengo di non aver ancora individuato un sistema che mi soddisfi al 100% in ogni situazione. Tenendo conto del fatto che, pescando a ninfa in torrente, ci troveremo spesso a dover accomodare il nostro finale in base alla morfologia del corso d’acqua, inoltre il mio personale concetto di “Tecnica di Pesca Totale” prevede di poter/dover transitare da una tecnica all’altra con semplicità e rapidità, l’esigenza di dover sostituire l’intero finale in azione di pesca mi ha quindi indotto a scegliere l’asola in calza di nylon ed il sistema “loop to loop” nella giunzione coda-finale. Unica accortezza lo strattagemma di “ridurre” ai minimi termini l’asola da fissare stabilmente alla punta della coda, in modo che la stessa non appesantisca esageratamente l’estremità della coda, evitando quindi sbilanciamenti nel lancio e dannosi angoli nella “linearità” del sistema coda-finale durante la deriva degli artificiali..

Mulinello? … qui ognuno davvero si può sbizzarrire … io ormai sono “votato” ai large –arbour, inoltre, pur non avendo mai utilizzato i modelli semiautomatici, credo che il loro utilizzo ci possa notevolmente agevolare nella pesca di movimento in torrente, in funzione della velocità di recupero della coda lasca e del conseguente azzeramento dei rischi che essa vada ad impigliarsi in ogni dove.

Finale l’argomento “finale” è senz’altro ostico da trattare, se non altro perché probabilmente è il componente più delicato … e perché no … importante … di tutta la nostra attrezzatura. Mi piace presentare la similitudine che si può intravedere fra esso … e i pneumatici di un‘autovettura, che sono l’elemento tecnico che vincola il veicolo al suolo, che deve garantire sicurezza ed alte prestazioni (si pensi ad esempio alle competizioni di formula uno) … e quindi voi andreste in giro … con le gomme lisce?? Spero proprio di no!! Quindi il finale va studiato, controllato, sostituito, elaborato … anche più volte nella stessa sessione di pesca, affinchè si possa esser costantemente certi di utilizzare “il” finale più equilibrato ed affidabile possibile per quella determinata situazione di pesca che stiamo affrontando, in maniera da evitare rotture indesiderate ed il rischio di non percepire abboccate … insomma … “per non esser sempre fermi ai box!!”

Artificiali Dunque, … una scatola di queste … una di quelle … quelle altre ?? Sì potrebbero servire, meglio prenderle … e queste?? No, forse non serviranno, … però … meglio prenderle lo stesso, tanto per una scatola in più … e alla fine, soppesando il gilet, sembra di avere fra le mani le bisacce di un mulo da soma. … Insomma avrete capito che in pesca mi piace avere un po’ di tutto a disposizione, pertanto mi sento in difficoltà nel fornire un “menù” base di artificiali che “dovrebbe” funzionare po’ ovunque … rimanderei quindi ad un prossimo capitolo dedicato allo studio delle tipologie di artificiali “base” che potremo utilizzare in torrente.
Abbigliamento - accessori anche qui le opinioni di ognuno di noi potranno spaziare nella vastità di componenti offerti dal commercio, secondo il gusto e le scelte personali … io comunque non riesco più a rinunciare:
1) al gilet, con quante più tasche possibili e di ampiezza adeguata alle dimensioni delle scatole di artificiali!!! Un taglio “corto” potrà inoltre evitare “inzuppamenti indesiderati” in occasione di “wading estremi” non così infrequenti.

2) ai waders traspiranti (nella stagione calda!!) abbinati a scarponcini con suole chiodate e feltro, salvo dover affrontare riali con una spanna d’acqua, ove i cosciali saranno già un’esagerazione

3) al berretto con visiera, abbinato ad un paio di occhiali con lenti polarizzate

4) ad un borsone dove … “rovesciare e stipare” tutta l’attrezzatura che mi trascino dietro durante le sessioni di pesca.

5) Ammennicoli vari, siliconi, sali, trim, affila-ami, e chi più ne ha … più ne metta …

Guadino Utile … utilissimo … soprattutto se capiente e dall’imboccatura ampia. Io lo utilizzo praticamente sempre ed ovunque, anche con i “pesciolini”, in quanto mi consente di abbreviare i tempi del “combattimento” garantendo il rilascio del pesce in condizioni migliori (pratica del catch and release). Laddove poi si abbia il piacere di ricordare con uno “scatto” della macchina fotografica la cattura, consente di trattenere il pesce in acqua per “la posa” per il tempo strettamente necessario, senza timori di arrecare ferite o stressare il nostro avversario con “prese” e “strizzatine” deleterie . Per trovare un attrezzo adeguato alle mie necessità, ho “adattato” alcuni guadini da passata con struttura in alluminio (molto leggeri) e con rete a maglia fine fine, tale da evitare ferite al pesce .
Tattica … Ora che ci siamo “equipaggiati” a dovere, non resta che affrontare il campo di battaglia … ovvero il torrente, seguendo alcune semplici regolette basilari.

1) Poniamo in essere un approcio “discreto” all’acqua, pescando a risalire, per arrivare alle spalle del pesce senza allarmarlo, senza “proiettarci” immediatamente a ridosso della sponda. Molto più spesso di quanto si possa pensare, soprattutto nella stagione estiva, la trota attende in agguato le proprie prede a breve distanza da riva, in due spanne d’acqua

2) Esercitiamoci ad eseguire il minor numero di falsi lanci possibile, in quanto essi possono potenzialmente allarmare con estrema facilità il pesce, inoltre costituiscono il miglio sistema per addobbare tutti i rami del circondario con le nostre “moschine”.

3) Ricordiamoci di scegliere artificiali “commisurati” alle condizioni del corso d’acqua ed ai pesci che presupponiamo di incontrare, ricordando una semplice regoletta “… acque grosse esche grosse … acque piccole esche piccole …”

4) Abituiamoci a sconfiggere la prigrizia di adattare il finale (lunghezza, diametro tip) alle condizioni delle acque ed al tipo di pesca, tutte le volte che le condizioni delle acque ci suggeriranno un cambio di strategia.

5) Impariamo ad evitare di pescare l’acqua con gesto ripetitivo e monotono, ma ragioniamo sulle caratteristiche e condizioni dell’ambiente che stiamo affrontando e cerchiamo di raffigurarci con quali modalità i nostri artificiali stanno “lavorando” nell’acqua. Se poi, in un tratto che reputiamo promettente, abbiamo percepito una timida abboccata o niente più, prima di passare oltre proviamo a cambiare strategia ed artificiali, ed affrontiamo nuovamente la sponda da poco pescata, magari con un’angolazione diversa o da una distanza diversa … spesso il successo arriverà inaspettato, sorprendendoci dopo svariati tentativi infruttuosi.

6) Impariamo ad osservare l’acqua … e la deriva del finale. Ogni sussulto, vibrazione, variazione di velocità … qualsiasi “anomalia” nello spostamento delle nostre imitazioni nel flusso di corrente, può essere indizio di un’abboccata. Prepariamoci quindi a ferrare ad ogni dubbio, senza pigrizia e senza “esagerare” … solo un “colpetto”, ma … massima allerta.
Spiegare compiutamente le tecniche di pesca a ninfa è un’impresa senz’altro ardua, che esula dalla semplicità di questa trattazione. Per fornire comunque un’idea al lettore, mi limiterò a tratteggiare le seguenti linee guida:

Pesca “corta” situazione tipica della primavera, quando i livelli dei torrenti sono alti. Eseguita sotto la cima della canna o poco più in là (secondo i princìpi delle scuole dell’est europeo Ceca – Polacca), costituisce una tecnica veramente efficace che consente di effettuare una sorprendente quantità di catture, in ragione della precisione di esecuzione e della facilità di percezione delle abboccate

Pesca a “media distanza” riprende un po’ i concetti della pesca corta, richiedendo però un adattamento del finale che si allunga progressivamente (3,50 – 4,00 metri), consentendoci inoltre di spaziare dalla pesca a ninfa “pura” all’utilizzo di artificiali emergenti (“sommerse”), fino a giungere alla pesca di superficie a “secca”

Pesca “lunga” E’ la situazione tipica dell’estate, quando i livelli delle acque sono minimi ed i pesci, appostati fuori dalle pietre, sono pronti ad allertarsi al minimo rumore-vibrazione. Qui il finale diviene decisamente lungo (cinque metri o più) ed il diametro del tip sempre più esiguo, diminuisce anche la taglia degli artificiali ed il loro peso. Spesso sarà necessario alternare alla ninfa artificiali di superficie al fine di garantirci una presentazione quanto più discreta possibile.

Siamo giunti anche al termine di questo II° capitolo, nel prossimo l’analisi della scelta degli artificiali e la schematizzazione delle loro tipologie.

Roberto BLANCHI


© PIPAM.org

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