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Roberto Pragliola

Le INTERVISTE di PIPAM
di Valerio Santagostino (Balboa)

ROBERTO PRAGLIOLA



Roberto Pragliola, classe 1937, è nato a Firenze. Ha passato la sua giovinezza a Fiumalbo (MO) e verso la fine degli anni 40 è tornato nella sua città natia. Una figlia, ormai grande, ha fatto una dozzina di lavori, dall’imbianchino all’incisore a Ponte Vecchio. Ha lavorato in albergo, in una ditta di motorscooter e nel campo della pesca a mosca ha dato il nome alla RP ed è stato consulente di Franchi-Pezon e Michel. Ha fondato Mosca e Spinning e la SIM.
Durante le riprese di un documentario sul diverso approccio in pesca tra mosca e esche naturali, dal nome “Licenza di strage” girato con Mario Bossone della RAI a Castel di Sangro, pensò di fondare una scuola di pesca a mosca . Proprio in quel periodo conosce l’Avv. Osvaldo Galizia, da sempre anima della SIM e da questo incontro nasce l’idea di creare una scuola di lancio insieme.
Nel 1971 fece il primo articolo di pesca a mosca su “Pescare” ( ed.Olimpia ).Ci tiene a ricordare che la prima rivista a parlare di mosca in maniera specifica è stata “Alieutica”, nel dopo guerra, soprattutto di Valsesiana. Della moderna mosca il primo periodico è stato sicuramente “Ravizza Consiglia” con firme del calibro di Rancati, Negroni, e il bravo e caustico Crivellaro.
Di mosca se ne occupava anche “Pescare” con Walter Bartellini, ma purtroppo scriveva un articolo l’anno. Da li l’intuizione di Pragliola di farne uno al mese. Nel 1981 è apparso il primo pezzo su stampa estera, per la precisione sul giornale francese Pecheur Sportif e guarda strano proprio sulla TLT.
Genuina scorza di toscanaccio, burbero quanto basta in passato, con i capelli bianchi è diventato molto piacevole, altrimenti non avrebbe ascoltato questo rompiscatole di redattore!

V:  Ciao Roberto, quando hai iniziato a pescare?

R:  Ho iniziato con le mani. Durante la guerra i tedeschi gettavano le bombe in acqua e noi qualche trota cercavamo di fregarla per mangiare. Da ragazzo ho pescato con tutto. Con il verme, il bigatino, e poi a spinning, a frusta fiorentina ( tipo Valsesiana ). L’anno dopo l’alluvione, nel 1967, finalmente a mosca. Ho fatto un corso al CIPM di Firenze e ho continuato.

V:  Che pesce ricordi con più soddisfazione ?

R:  Cinque-sei anni fa ero in Svezia a tenere un corso. Era circa mezzanotte. Avevo fatto una dimostrazione di lancio in serata e volevano mettermi alla prova. Andiamo a pescare. Ricordo che c’era una piana con dei grossi temoli che bollavano. Difficili, a loro dire. Ma figuriamoci ! Metto lo 0,14 e ne piglio parecchi. Finalmente vanno via tutti soddisfatti. Con la coda dell’occhio vedo una bollata a valle. Lancio, ferro e la mosca sparisce. Il pesce va dall’altra parte del fiume. Dieci minuti di lotta con il pubblico intorno, visto che erano tornati tutti indietro. Ma non si capiva cosa avesse abboccato. Un temolo non poteva essere, una trota, neanche, un salmone a secca, mhà !! Era un luccio, preso con la mia cannetta e una sedge sullo 0,14. L’avevo pizzicato sul labbro superiore. Da quel momento sono diventato il Pike Man!

V:  Incredibile!

R:  Ho comunque dei testimoni e questo aneddoto l’ho riportato anche nel libro che uscirà.

V:  Che paese ricordi con maggior piacere?

R:  La Scozia e i suoi salmoni, negli anni 70 era straordinaria. Ma tu sai che preferisco la secca, quindi gli Stati Uniti, di una bellezza sconvolgente. Il San Juan, il Green River nello Utah, verde, con quelle pareti rosse!

V:  Il pesce che vorresti prendere?

R:  Il Bonefish. Mi manca. Si pesca a vista, una pesca che adoro. Del Tarpon non me ne frega nulla. Comunque, per fare un discorso più ampio, vorrei prendere un pesce a secca in un bel posto. Però è un bel casino, perché belle schiuse non ce ne sono più molte. Sono striminzite quasi ridicole. Salvo qualche eccezione e io a secca ne risento moltissimo.

V:  Quando hai iniziato a pensare al lancio

R:  Al parco delle Cascine, negli anni 70. Franco Alinei fece un articolo sul lancio. Avevamo invitato Cotta Ramusino e Riccardi. Una svolta interessante fu il libro di Ritz “ Pris sur le vif”. Lo comprò un amico e da li scoccò la scintilla.

V:  La TLT ?

R:  Si è sviluppata tutta quanta in torrente, in contrapposizione ai chalk-stream. Pescare in torrente è diverso. E’ uscita una cosa completamente nuova. Ho imparato a lanciare all’inglese, con il gomito aderente. Poi andavo in acqua e non mi serviva a niente. Il torrente mi ha dato tutto, acque tumultuose, rocce di mezzo. Dovevo combattere il dragaggio. Da queste situazioni sono usciti i lanci particolari.

V:  Qual è il tuo lancio preferito?

R:  L’angolato. Nell’angolato c’è velocità, tensione, c’è tutta la TLT.
E’ il mio grande amore. Il secondo direi il sottovetta, che fa le stesse cose dell’angolato ma più semplicemente. Non faccio più corsi comunque, salvo qualche amico e tra l’altro qualcuno lo mando pure a fan..

V:  Ah non ne dubito !
A proposito di angolato, dopo una ventina di anni di scuola, cosa aspetti a scrivere come si fa esattamente sto benedetto lancio?

R:  Ho lasciato alla scuola un grosso patrimonio culturale di tecnica, ma alcuni personaggi, non la scuola, alla quale auguro tutto il bene possibile, stanno rovinando la TLT.
L’angolato è difficilissimo. Questi personaggi cercano degli adattamenti perchè non riescono a farlo o non l’hanno capito. Capita a chi lancia solo in palestra o su un prato. Molti non pescano in TLT. L’angolato è un concetto nel quale ognuno ha voluto mettere il suo tocco personale. Che si godano la loro beata ignoranza!

V:  Ma caspita Roberto, è proprio questo il problema. E’ quasi un quarto di secolo che aspettiamo !

R:  Non potevo scrivere questi libri prima. La TLT è molto complessa, è una visuale completa della pesca. Quello che sta per uscire parla di pesca e di lancio, e in ultimo di TLT pesante. Il secondo sarà solo lancio.
Il terzo parlerà di come leggere le situazioni di pesca, una delle cose più difficili. Questo libro, per fortuna, è composto quasi tutto di foto e disegni. E poi rassicura i lettori che non ne farò più nessuno, potranno dormire tranquilli..

V:  Che differenza c’è tra un pescatore americano e uno europeo?

R:  Il Pescatore medio italiano è superiore in tutto, nel lancio, nella pesca e pure nella costruzione. Salvo ovviamente delle eccezioni. Negli Stati Uniti ci sono dei veri professionisti.

V:  Un grande lanciatore che hai visto e che ti ha impressionato ?

R:  Joan Wulff per la fantasia, Lefty perché esce dagli schemi classici americani di lancio e Gunter Feuerstein per il rapporto che ha con la coda.

V:  Non sei contento che dopo tanti anni di TLT, ancora fai discutere e incazzare la gente ?

R:  Se scrivi qualcosa e non succede nulla, vuol dire che non hai scritto nulla.

V:  Come vedi la pesca a mosca in Italia?

R:  La vedo malissimo. C’è il pescatore tutto fare: secca, streamer, ninfa. Con tutte le canne possibili immaginabili. Si muove dappertutto e pesca di tutto.
Chi lo educa il pescatore oggi?
Ai miei tempi c’erano pochi centri di sapere, i club. L’etica, il lancio e soprattutto la pesca erano uguali per tutti.
Dal momento che sono nati una marea di istruttori c’è stata una polverizzazione di questi centri di sapere. L’etica della mosca è andata a pu..!
Oggi per catturare si monta di tutto, la secca, la ninfa etc…e questo io non lo condivido.
Perché si usa il piombo? Me lo sai dire tu ?
Mhà !
Ero negli Stati Uniti. Stavo pescando. Vedo due vecchietti, marito e moglie. Lui aveva preso una grossa trota. Dietro a una pietra ne scorgiamo una bollare ancora più grossa. Il marito apre la flybox, prende la mosca che aveva appena usato e me la dà. -“Ho preso una trota enorme con questa mosca” – “Vai e prendi quella che bolla la ”- mi dice. Non è la quantità ma la qualità che conta!

V:  E’ facile dire cosi quando si è pescato dovunque e con acque ben diverse!

R:  Avevo una determinazione enorme un tempo, adesso ho questa visuale della pesca, molto personale, lo ammetto. Tuttavia se invecchiando non si cambia, si invecchia e basta e allora è drammatico.

V:  Senti, non è che per caso hai ancora quella mosca dei vecchietti?
Cosa fai ora nel campo della pesca a mosca?

R:  Un’altra canna con la TFO, se mi soddisfa e l’evoluzione del progetto fatto con la Loomis, forse…

V:  Dopo tanti anni sei stanco o magari stufo?

R:  Quando vedo una bollata mi emoziono ancora, ( l’espressione era ampiamente più colorita ma non riferibile )
Pesco solo in caccia, in torrente, oppure su bollata, in acque piatte.
Basta.
Non pesco in altro modo, non mi diverto più.

V:  Un rimpianto?

R:  Tanti, frustrazioni nessuna!
Molti amici mi invitavano a pescare il salmone. Io non ci volevo andare. Quando poi mi hanno quasi costretto, ho capito che era adrenalina pura!
Mi sono dato del bischero. Un salmone in canna…!

V:  A chi lo dici !

R:  Tutte le occasioni le ho colte. Quando arrivi alla mia età è terribile dire –“ Ah se quella volta…”-
La sfida per me è esaltante, le ho fatte tutte e ho pure sbattuto molte porte.
Non ho il cuore del farmacista ( espressione che sta a indicare una persona che tentenna, che soppesa ogni cosa) Ho vissuto insomma.

V:  Ti sei schiacciato qualche dito dietro quelle porte ?

R:  Ci si schiaccia sempre qualche dito. La spiegazione comunque è collegata a quanto ti ho appena detto. Le botte si danno e si prendono senza fare troppe storie. Il dolore passa, le frustrazioni te le porti nella tomba.

V:  Come è cambiata la pesca a mosca rispetto ai tuoi tempi?

R:  Ha perso quella sacralità che giusta o sbagliata aveva anni fa. C’era un alone sacro.
Oggi la mosca è molto diffusa.
Nella fase pionieristica di ogni nuova attività c’è qualcosa di sacrale. Sei come un esploratore. E se fai l’esploratore, nel tuo piccolo, violi anche qualche segreto.

V:  Cosa pensi dei No-kill ?

R:  Troppi pesci o troppo pochi, troppo facili o troppo difficili. Tutte queste cose portano a una sola conclusione: la morte delle pesca. Non è colpa di chi fa i No-kill.
I No-kill dovrebbero essere fatti su tutto un fiume, come negli Stati Uniti. Ci sono riserve che si pescano in pochissimi punti. Bisognerebbe almeno tenere un pesce per il ricambio. I No-kill stanno modificando completamente il pesce. Se vuoi prendere qualcosa devi pescare con tutto. Io comunque li frequento. Prendo 3-4 pesci rigorosamente a secca e sono felice. Gli altri sono contenti lo stesso, e ne prendono 50 !

V:  Hai un nipote, se non sbaglio. Gli insegni a pescare?

R:  No, per carità !

V:  Perché ?

R:  Se è un pessimo pescatore e lanciatore, sa il Padre Eterno quanti calci in c.. gli do. Se invece lancia e pesca meglio di me, gliene do il doppio !

V:  Preferisci pescare in acqua dolce o acqua salata ?

R:  Dolce, la salata l’ho pescata molto poco.
La cattura si conclude nella ferrata. Se ho fatto un ragionamento giusto prendo. In acqua salata non c’è questo ragionamento.

V:  Non è proprio cosi. Al mare c’è comunque questo ragionamento, a Cuba per esempio…

R:  Come no, nei confronti delle belle cubane…
La pesca è ricerca di stati d’animo.
La pesca non è solo prendere pesci.
Ma è una mia visione molto personale.
Non pretendo che tutti la condividano.

V:  Ti piace costruire?

R:  No. Non ho una grande manualità. Ti confesso pure che mi regalano parecchie mosche. Per essere sincero fino in fondo, sono un cesso a costruire

V:  Hai altri hobby oltre la pesca?

R:  Tre passioni: la musica. Quella classica e soprattutto il Jazz. Il Jazz è improvvisazione, freschezza, intuito.
La lettura. Leggo di tutto.
E ora pure il giardinaggio.
Oltre naturalmente la pesca a mosca.

V:  Giardinaggio?

R:  Ma quale giardinaggio d’Egitto! Ho della dura terra da tenere a posto. Ti sembro il tipo da margherite?

V:  Hai mai dovuto affrontare una brutta situazione durante un’uscita di pesca ?

R:  E ca… !
Qualcuna si, soprattutto a salmoni.
Una volta ero sul Tay, in Scozia. Dovevamo stare a turno in barca. Ma mi ruppi le palle. Scesi per proseguire in wading. Io volevo l’acqua intorno a me. La corrente a un certo punto era cosi forte che dovetti indietreggiare centimetro per centimetro fino a guadagnare la riva. Se mi fossi girato, ero a mollo. Meno male che avevo il bastone, non so nuotare !

V:  Non sai nuotare ? Ma sei pazzo ad andare in quei fiumi !

R:  Le sfide Valerio, le sfide…. Io sono sempre stato in torrente, so come muovermi. Conosco le correnti. In quei fiumi cambiano solo le proporzioni.

V:  Hai preso più pesci o fumato più sigarette ?

R:  Sicuramente più sigarette, se dicessi il contrario sarei il più grande bugiardo del mondo.

V:  Oppure il più grande pescatore del mondo !

R:  Valerio per favore ….!

V:  Un pensiero e un augurio per gli amici di Pipam.

R:  Ti rispondo con un aneddoto che mi ha lasciato di stucco. Sempre in quella vacanza in Svezia, quella del luccio per intenderci, il giornalista di pesca a mosca Henry Salmgren, mentre scendevamo sul fiume ci disse –“ In fila indiana per cortesia, perché questo humus è molto delicato”-
E pensare che mi sono sempre sentito a posto sull’avvicinamento ai corsi d’acqua.
Adesso dico anche una cazzata
Comprate il mio libro, perché è veramente un buon libro. Anzi di più, se mi è consentita questa sparata un po’ presuntuosa!

V:  Io di sicuro, e poi mi fai pure la dedica.
Ancora un ‘ultima domandina Roberto. Quanti lanci ha la TLT ?

R:  Non posso dirtelo, ci sarà sul mio secondo libro.
Posso invece anticiparti che sarà una specie di bomba. Ho rivoluzionato un po’ di cose.

V:  Ciao Maestro e grazie dell’intervista. Ho un unico rimpianto. Di non averti avuto come istruttore alla SIM.
Menomale però!
Chissà quanti calci in c.. mi avresti dato !


Valerio Santagostino

 

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