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IT - Chiusura in centro

 

 

  Settembre 2020

 

In una stagione avara di uscite fuori porta a causa delle ben note problematiche legate alla pandemia, abbiamo deciso, insieme con altri tre amici, di concederci almeno una chiusura alternativa.

Il meteo, infausto in gran parte dell’Italia, ci ha indirizzati verso il Centro Sud.

Quattro giorni di vacanza, con due mini pescate nei giorni di viaggio e due full immersion.

Campo base: Castel di Sangro. Da lì ci si sposta di volta in volta.

Quattro fiumi per quattro regioni; Il Sangro in Abruzzo, Il Volturno in Molise, Il Fibreno nel Lazio, e il Tronto nelle Marche.

Da Cuneo son quasi 900 km per 9/10 ore di auto. E pertanto per non sprecare il giorno di viaggio, partiamo alle 5 e arriviamo a Castel di Sangro appena in tempo per trovare ancora un’osteria aperta.

Ottima grigliata e abbondante bevuta, Quindi al laghetto a fare il giornaliero (20 €, il segna catture gratuito l’abbiamo fatto on line prima di partire; contatto telefonico guardia pesca 3338720638) e alle 17 siamo finalmente in pesca.


Il fiume Sangro ha da sempre esercitato un forte fascino su di me. L’ho conosciuto tardi, nel 2000 quando ho iniziato a frequentare la Scuola Italiana di Pesca a mosca, ma ci sono tornato ogni volta che son capitato da quelle parti.

Con un po’ di tempo a disposizione e un paio di waders di bassa lega (altissimo il rischio di lacerarli…) ci si può inoltrare sia a monte che a valle di Castel di Sangro in tratti estremamente selvaggi del fiume, tra rovi a volte inestricabili e addentrarsi in gallerie di vegetazione intricate ed intriganti e tutt’altro che facili da affrontare.

Il fondo ghiaioso a volte diventa melmoso ed insidioso, certe buche profonde spesso con dentro tronchi e rami non sono superabili in acqua, costringendo ad avventurarsi nella macchia. Il lancio è sempre molto tecnico e le fly box si sfoltiscono facilmente.

Ma ci sono pesci di taglia e la loro cattura non è mai né banale né scontata.


Questa volta per ragioni di tempo abbiamo optato per il tratto no kill a valle del campo Scuola, un tratto decisamente più facile anche se di conseguenza, parecchio frequentato.

Peccato soffiasse un vento teso e pungente. E infatti di insetti nemmeno l’ombra… La logica avrebbe suggerito uno streamerino a scendere, ma la voglia di far quattro lanci a galla era parecchia.

Visto che anche in caccia non si avevano risultati mi son fiondato a valle dove riparato dagli alberi in una galleria di vegetazione ho scorto un paio di trote in attività.

Da copione quella bella è salita al primo lancio e l’ho strappata in ferrata. L’altra non ha degnato di uno sguardo le cinque o sei imitazioni che lei ho proposto prima di eclissarsi. Ho chiuso con tre o quattro trotelle di una spanna, e più o meno la stessa sorte è toccata ai miei compagni. Solo Mauro insistendo a ninfa ha avuto qualche riscontro in più.


Due parole sulla location… a volte scegliere in rete riserva sorprese… e stavolta non sono positive.

La posizione non è male, nella parte alta di Castel di Sangro, con una bella vista sulla valle, ma le note positive finiscono qui.

Un condominio praticamente disabitato, brutto assai, con un accesso per disabili ai limiti del ridicolo (le rampe hanno una larghezza di accesso di 40 cm…). Fortunatamente camminiamo ancora con le nostre gambe e quindi possiamo riderci sopra; ma che dire dei collegamenti elettrici della centrale termica, con fili a vista appiccicati al muro con il nastro da pacchi? O del fatto che ad ogni richiesta (tipo lenzuola, carta igienica, materiale di pulizia cucina etc.) ci veniva comunicato un aumento di prezzo…

Facciamola corta… se vi capita di cercare un appartamento con cucina evitate accuratamente la Peak House, Via Panoramica.


Il mattino successivo si parte alla volta del Molise. Fermata d’obbligo al ponte rosso a valle di Colli al Volturno. Col dilemma se fare la turistica di Colli, imballata di pesci, soprattutto di iridee, o scendere a valle nel libero. Optiamo per la seconda scelta, specificatamente per la zona No Kill, e puntiamo quindi dritti al ponte di 25 archi tra Monteroduni e Roccaravindola.

Permesso giornaliero (costo 10 €) in uno dei tanti bar che ci sono sulla strada principale ed ennesima discussione sul fatto che Fipsas e licenza al Nord si fanno con semplice versamento di un bollettino postale e senza tessera..

Il Volturno è un fiume fantastico. Ampio, con un’ottima portata d’acqua, ma facilmente risalibile e guadabile in alcuni punti, stante un perfetto fondo ghiaioso.

La giornata è tutt’altro che ideale, temporali anche intensi si ripetono in successione, intervallati da brevi schiarite. L’acqua tuttavia resta cristallina e regala momenti di copiose schiuse di piccole effimere.

Le tote bollano, per la verità solo in alcuni circoscritti spot, ma il bello sta proprio lì, nel cercare e trovare il posto giusto nel momento giusto.

Le trote non sono particolarmente selettive e se la mosca è presentata bene salgono abbastanza decise. La mattinata si chiude con diverse catture. Tutte belle fario, dai 25 ai 35 cm. Sempre a secca.

Memore di ricordi passati, quando le schiuse serali di oligoneuriella rhenana avevano regalato qualche cattura da record, non so se essere deluso o soddisfatto.

Ci penso un po’ e decido che va più bene. Difficilmente avrei gli stessi risultati in un fiume delle mie zone paragonabile al Volturno (mi viene in mente la Stura di Demonte…)

Con il tempismo che ci contraddistingue sprechiamo l’unica finestra di tempo bello per fare pausa pranzo.

Lo stesso bar che ci ha fornito i permessi ci ha preparato un fantastico spaghetto allo scoglio ad un prezzo onestissimo. Da consigliare.

Al pomeriggio sondiamo altre zone, ma la situazione resta la stessa. Come il diluvio placa, le trote si rimettono in attività e le catture continuano a buon ritmo.

Il terzo giorno ci si avventura verso il basso Lazio. Che le previsioni non fossero il massimo lo si sapeva. Ma mai avrei pensato di trovare la neve a fine Settembre risalendo il Parco Nazionale d’Abruzzo.

Abbiamo tribolato non poco a percorrere la Marsicana, essendo sprovvisti di equipaggiamento invernale, ma abbiamo goduto di panorami insoliti e fantastici.

Del Fibreno avevo sempre solo sentito parlare. Da pochi peraltro. E mi stupivo che tanti pescatori del centro Italia non lo conoscessero. La cosa mi lasciava perplesso, ma la curiosità era tanta e valeva il rischio di sprecare una giornata a scapito di mete i più sicure e gettonate, ma anche più scontate.

Non avendo info precise, ci siamo arrivati a tentativi, costeggiando lo stupendo lago di Posta Fibreno (riserva naturale di grande interesse, praticamente un’enorme sorgente di acqua purissima, proveniente dalle falde dei vicini  monti del Parco Nazionale d'Abruzzo, in cui pinneggia oltre alla trota macrostigma, il carpione del Fibreno) da cui il fiume origina, e poi chiedendo informazioni in un paio di bar, che ci hanno rapidamente condotto all’incubatoio ittico adiacente ponte Monsue Emilio dove abbiamo incontrato il guardiapesca (Contatto telefonico 3460128336), persona gentilissima, che ci ha dato un mare di informazioni e ci ha addirittura accompagnati sul posto facendoci vedere accessi e parcheggi.

Anche qui Serve la tessera Fipsas (con libretto segna catture) e la pesca è consentita solo il Giovedì, il Sabato e la Domenica. Ci sono due tratti No kill aperti a tutte le tecniche artificiali (zona rossa) e un tratto dove sono consentite tre catture (zona verde).

Il colpo d’occhio è da togliere il fiato. Credo che con il Tirino entri di diritto nella top list del più bei chalk stream italiani.

Acqua fresca e cristallina, profondità che varia in continuazione dai pochi decimetri di alcuni raschi ai diversi metri di buche profonde dove il blu diventa cupo e misterioso. Il tutto costellato di erbai e rinchiuso da sponde naturali di folta vegetazione.

Ma soprattutto è il posto dove la trota macrostigma ha l’indice di purezza genetica più alto d’Italia.

Il Fibreno e le sue trote mi hanno letteralmente stregato. Peccato solo per l’ambiente circostante, che è molto trasandato e contrasta fortemente con la bellezza del fiume.

E peccato anche che non sia regolamentato come meriterebbe e che lo farebbero diventare un’eccellenza europea… Infatti essendo aperto a tutte le tecniche, richiama parecchi pescatori, credo presumibilmente locali, che non sono il massimo in fatto di etica comportamentale e rispetto delle distanze.

Una macrostigma appena liberata, pinneggia tra le alghe a recuperare la sua tana.

Fiume da secca per eccellenza, stante le abbondanti schiuse, ma al contempo ottima palestra per la pesca a ninfa a vista, tecnica sublime quanto difficile. Anche lo streamer da buoni risultati se mosso a dovere tra le alghe e gli ostacoli sommersi.

Nonostante l’abbassamento repentino delle temperature, anomalo per la stagione, c’è stata una buona schiusa in parecchi momenti della giornata. Almeno io l’ho giudicata tale, anche se sentendo i racconti di alcuni pescatori locali e del guardia pesca, non era per niente né una buona giornata né un buon periodo, stante che è a fine primavera che il cielo si riempi di insetti e l’acqua ribolle letteralmente.

Ci tornerò…

Non ho idea delle potenzialità di questa risorgiva avendolo pescata solo per un giorno e in condizioni non ottimali, ma credo siano molto elevate. Ho chiuso la giornata con una decina di trote tra i 25 e i 40 cm. Quasi tutte su bollata. Tutte sudate, a causa dei micro dragaggi e dei posti di stazionamento delle trote che richiedono un’ottima gestione e controllo del lancio.

Tutti i miei compagni hanno catturato e si sono divertiti. Il giudizio unanime è stato ampiamente positivo.

Sulla via di ritorna era prevista un’ultima breve sosta, si pensava al Nera, ma il meteo inclemente ci ha portato ad Ascoli. Pur avendo trascorso 10 gg in questa splendida città in occasione dei sopralluoghi tecnici post terremoto non avevo mai pescato il tratto cittadino gestito dall’ARS Tronto. Con l’aiuto dell’amico Antonio Napolitano abbiamo fatto i permessi on line viaggiando in autostrada.

Raggiunto con qualche difficoltà il parcheggio indicato (beccando anche una contravvenzione per transito in ZTL) ci inabissiamo, è proprio il caso di dirlo… in questo ambiente particolare, quasi stridente… una fessura naturale al centro e al fondo di una grande città.

Non scorgo segni di attività e pertanto faccio qualche lancio con lo streamer … il primo pesce è una coloratissima Puccini.

Il fiume ha un buon fondo (a parte alcune zone melmose) e si risale abbastanza agevolmente. L’acqua non ha certo la trasparenza del Volturno o del Fibreno, ma è più che accettabile.

Verso mezzogiorno compaiono le prime effimere e contestualmente le prime bollate.

I miei amici si stanno accanendo su cavedani enormi, io allamo alcune trotelle su bollata, quando si riscatena l’ennesimo temporale, stavolta deciso e persistente.

Non conoscendo il posto e le vie di fuga, preferisco ritornare sui miei passi. Rimetto quindi lo streamer e sotto la pioggia ridiscendendo le poche centinaia di metri fatte, attacco varie trote in rapida successione. Niente di eclatante come taglia (anche se so benissimo dalle foto viste che le big non mancano) ma un segnale di quanto è vivo e popolato questo tratto.

Tre ore di pesca e la voglia di tornaci quanto prima.

Saliamo fradici in auto, infiliamo l’autostrada, e giunti sull’adriatica, beffardo ed irridente spunta un bel sole…

Beppe Saglia (Beppe S.)

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