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Chisel blade - Lama a scalpello

Testo e foto di David Gianfaldoni (David)
 

Quello che vi presento di seguito è un attrezzino di precisione per il taglio, adatto per resecare in modo semplice e veloce un materiale evitando di coinvolgerne altri nel taglio stesso. Con questo strumento si riesce a puntare direttamente al solo materiale che viene mantenuto in leggera tensione, senza la necessità di provare ripetutamente ad isolarlo e senza rischiare di incidere su quelli a stretto contatto, offrendo in molte situazioni un grande vantaggio rispetto all’uso delle forbici o di altri strumenti tipo i cutter. La lama a scalpello larga pochi millimetri e molto tagliente è volutamente posizionata perpendicolare al sottile manico per entrare agevolmente in profondità tra le fibre e una volta appoggiata recidere di netto, mediante una piccola pressione, il materiale interessato all’attaccatura con precisione capillare. E’ un accessorio che consiglio di tenere a portata di mano affiancato alle forbici, che ovviamente non può e non intende sostituire nella stragrande maggioranza delle fasi di montaggio, ma molto utile in alcuni passaggi complicati e in situazioni particolari dove, anche adoperando arnesi specifici dotati di lame o punte lunghe e sottili, non si riesce ad ottenere un risultato altrettanto veloce e sicuro. I casi possono essere i più disparati, mi vengono in mente certi nodi a contatto con fibre di hackles che sporgono verso e oltre l’estremità anteriore o posteriore degli artificiali, i tagli del filo in presenza di fibre sintetiche posizionate per inglobare e nascondere l’occhiello, il taglio privo di eccedenza dei quill o dei calami esili come quelli della pernice, beccaccia, germano, cdc, ecc. Le difficoltà che s’incontrano nel resecare le chiusure a ridosso degli avvolgimenti di piume soffici con barbule molto folte e vaporose quali ad esempio il marabou, oppure di dubbing pensati per creare spessore sull’estremità della testa, fino al completamento dei nodi che si fanno tra la fine dei corpi spesso voluminosi e le varie palline o coni posizionati a battuta sull’occhiello, oltre a mille altre situazioni in cui il taglio sia del filo che delle fibre può trasformarsi in un’azione da eseguire quasi alla cieca e che spesso ci lascia con una brutta tacca non certo voluta nei materiali. Una delle situazioni di utilizzo più tipiche si verifica poi lavorando a due o tre fili di montaggio per creare, tra i tanti, dubbing o rifiniture con più colori, come valida soluzione allo sconforto che si prova nel vedere cadere a terra il bobinatore di un filo mentre intendevamo tagliarne un altro.

In seguito al continuo ripetersi di situazioni del genere, recentemente per ovviare al problema come prima cosa ho cercato in rete tra la miriade di strumenti e accessori per la costruzione che offre il mercato, senza però trovare niente di veramente specifico. Un fatto abbastanza strano in quanto per il montaggio c’è almeno una proposta per risolvere praticamente qualsiasi tipo di necessità compreso le più infrequenti, ed anche chiedendo ad altri costruttori ben più esperti di me la risposta è stata di avvalersi del classico cutter.

I cutter però in diverse tipologie e formati li uso da sempre, li conosco bene e so che per vari motivi non rappresentano la soluzione ottimale, neppure provando i cutter professionali di precisione per la grafica a causa dell’inclinazione della loro minuscola lama. Così prendendo spunto da un particolare tipo di annodatore, il Matarelli style whip finish tool, che a condizione di essere modificato a dovere affilando la sporgenza di una sua estremità permette una funzione del genere se pur limitata ai fili di montaggio, mi sono armato di pazienza e dopo alcuni tentativi di scarso successo dove ho provato, mediante una mola a disco a grana fine, ad affilare varie astine, chiodi e rivetti in acciaio, sono arrivato alla conclusione più semplice, funzionale ed economica possibile che, in seguito al dovuto periodo di test andato a buon fine, vado a descrivere.

Io lo realizzo così in modo quasi banale, ma proprio per la sua essenzialità penso che chiunque possa ottenerlo con la stessa efficienza usando ciò che ha a disposizione, variando le procedure e utilizzando altri materiali.

Cosa serve: un trincetto - una lama di ricambio da 9 mm per trincetti - alcuni stecchini in legno di lunghezza media, ottimi quelli in bambù venduti per gli spiedini - due pinze, di cui meglio se almeno una a punte lunghe fini - super colla - un bobinatole con filo di montaggio - colla per nodi di chiusura.


L’unica operazione complicata riguarda la preparazione delle piccole lame a scalpello, che si ottengono con buona facilità spezzando in più sezioni la lama di ricambio per il trincetto mediante le due pinze. Tenendo conto della larghezza che vogliamo ottenere di circa 3 mm, una prima pinza posizionata a misura serve solo a trattenere saldamente la lama su un lato, mentre con l’altra facendo pressione e torcendo si spezza la sporgenza del breve tratto di metallo interessato. Possibilmente cercando di mantenere una linea di troncatura appena inclinata su entrambi i lati al fine di creare una forma tipo spatola, con la parte affilata appena più larga rispetto a quella opposta. L’operazione merita di essere ripetuta più volte per arrivare infine a selezionare le 4 o 5 piccole lame migliori, scegliendo tra quelle più regolari e di varia larghezza, comunque compresa tra i 2-3 mm circa, in modo da poter poi individuare il tipo più adatto a noi. Considerate che è molto difficile troncare il metallo della lama in modo preciso e lineare perché per farlo andrebbe prima intaccato,  questo però non è affatto importante poiché le sole cose che contano sono ottenere una larghezza giusta e mantenere l’integrità dell’affilatura, quindi non c’è da preoccuparsi troppo delle geometrie irregolari.

Ottenute le piccole lame si procede con la preparazione dei manici, riducendo con il trincetto la lunghezza delle punte degli stecchini. Il consiglio è di marcare il punto del taglio, e quindi il conseguente diametro, a seconda della larghezza delle lame che i supporti dovranno ospitare. Posizionando la lama del trincetto a battuta nel centro esatto dell’apice, spingendo si crea una spaccatura longitudinale lunga circa un centimetro, cercando di dividere l’estremità in due parti il più possibile uguali. 

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Con l’aiuto dell’avanzo di puntina degli stecchini tagliata si mantiene divaricata la spaccatura per inserire al suo interno una goccia di super colla e immediatamente a seguire si posiziona la lama a scalpello, ovvero in modo che l’affilatura sporgendo per circa 3-4 mm resti perfettamente perpendicolare alla linea del manico. Poi sfilando la puntina si fanno aderire bene le due parti in legno al metallo e intrappolando l’assemblaggio tra le punte della pinza in leggera pressione si attende per qualche secondo che la colla si attivi a dovere. 

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L’attrezzino volendo sarebbe così già pronto all’uso, ma per renderlo più stabile e al tempo stesso dargli anche un aspetto estetico migliore si ultima il lavoro con una legatura in filo di montaggio, dove l’impiego di diversi colori può diventare una comodità per la rapida identificazione delle differenti larghezze delle lame da usare in base alle varie necessità. Infine si copre la legatura con uno strato di colla per nodi di chiusura, si accorcia il manico tagliandolo alla lunghezza a noi più congeniale e il gioco è fatto!


Questi sono solo alcuni esempi di applicazione tra i più comuni che possono capitare, ma chiunque si dedichi al morsetto con una certa costanza e passione, sperimentando potrà ampliare la gamma degli impieghi a dismisura. 
 
L’ideale sarebbe che in futuro qualche produttore incuriosito provasse a realizzarlo in serie, magari con un semplice sistema di bloccaggio della lama a vite, fornito di un set di minuscole lame di ricambio perfettamente elaborate e con un bel manico in plastica antiscivolo o in legno pregiato per la gioia dei più raffinati…! *8)) ok 
 
Buon divertimento al morsetto a tutti!
David Gianfaldoni (David)


© PIPAM.it

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