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AUS - Aktiv Hotel Gargantini

  Novembre 2016



Word and photo Beppe Saglia (Beppe S.)
Tempo di lettura: 20 minuti


Può succedere di partire per una vacanza di pesca in un posto nuovo e tornare consapevoli del fatto che più che un fiume si è scoperto una persona, una famiglia, una storia, una passione?
Si certo può succedere. A me è successo molto forte questa volta.
Per carità, ogni uscita di pesca si porta dietro ricordi “al contorno”, sia una bella mangiata con gli amici, sia la chiacchierata fatta col guardiapesca, sia la trota serigrafata sulla porta dell’Hotel, sia l’ammirare quel tipo che costruiva da Dio.
In questa uscita a me, anzi a noi (parlando a nome anche di Andrea, Alberto e Gianfranco) è fortunatamente toccato di poterci intrattenere a lungo con un Adriano Gargantini in grandissima forma, che prossimo a festeggiare i primi venticinque anni di attività, ci ha letteralmente aperto le porte della sua casa, dei suoi affetti, della sua inestimabile esperienza.
Agli inizi degli anni novanta dopo una vita passata in IBM, Adriano decide che è ora di cambiare.
Mentre pensa a come recuperare i fondi necessari per mettersi in proprio come taxista a Milano comincia ad accompagnare, forte della sua grande passione e dell’esperienza già maturata, pescatori in giro per il mondo ed in Austria in particolare.
Il passo successivo è gestire direttamente un albergo che possiede i diritti su un tratto della Gail.
Quando le cose cominciano a girare bene, deve ricominciare da capo a causa di uno sfortunato incendio che ha distrutto quasi tutto ciò che possedeva, ma non la sua caparbietà.
Eccolo quindi riprendere l’avventura nel nuovo Aktiv Hotel a Rosegg, in Carinzia.
Se gli alberghi storici della pesca a mosca, un po’ più un po’ meno sanno tutti di pesce, questo ne profuma letteralmente. Ogni angolo, ogni parete, ogni dettaglio è una storia, un’avventura, ed al contempo per chi lo osserva un motivo di interesse, capace di accendere ricordi sopiti ed infinite discussioni.
Per inciso nei quattro piani di cui l’albergo si compone trovano sistemazione centinaia di pesci provenienti da quattro continenti, tutti imbalsamati da Adriano stesso.
Oltre a tante foto di posti e personaggi che hanno scritto la storia della pesca a mosca.
Di sera dopo cena, davanti ad una buona grappa, non mancano sicuramente gli argomenti per tirare tardi.
L’hotel Gargantini è completamente a conduzione familiare. Adriano si occupa formalmente dell’albergo, dei boschi e delle acque, anzi a tal proposito gli piace dire che non sta più dalla parte dei pescatori ma solo da quella del fiume.
In realtà si occupa di tutto e con il suo entusiasmo rimane il cuore pulsante dell’attività.
Sua moglie Erica si occupa della cucina, mischiando abilmente tipicità italiane ad altre austriache. Noi abbiamo gustato un ottimo stinco ed una perfetta milanese insieme ai tradizionali strudel ed agli impareggiabili prosciutti locali.
I due figli, oltre a coadiuvare la mamma nella conduzione dell’hotel, si occupano dei pescatori, rispettivamente Alberto dei moschisti e Francesco di chi pesca a spinning, ledgering, passata e carp fishing.
Entrambi molto competenti e soprattutto appassionati del loro lavoro, programmano le uscite dei clienti, li distribuiscono nelle varie acque, li accompagnano e li consigliano.
L’ambiente circostante Rosegg è molto gradevole e rilassante. Fitti boschi di larice intramezzati da prati verdissimi, curati come campi da golf, dove pascolano in stabulazione libera vacche ed altri animali. Addirittura dalla finestra dell’albergo si può godere la piacevole vista su un limitrofo parco che accoglie in gran numero cervi e bisonti.
A coronare il tutto, e a rendere piacevoli gli spostamenti in auto necessari a raggiungere i tratti di fiume in gestione, la catena montuosa dell’Ankogel ed il corso della Drava, che domina l’ambiente, formando tra l’altro proprio dove sorge l’hotel la più grande isola fluviale dell’Austria.
La pesca è figlia diretta della filosofia gestionale di Gargantini, fondata su pochi presupposti ben precisi:

1) Non si fanno immissioni pronto pesca, ma il fiume si autosostiene da solo; eventualmente e solo in caso di bisogno, si effettuano ripopolamenti con novellame autoctono proveniente dall’incubatoio locale.

2) Il riposo biologico oltre che nel lungo periodo invernale concomitante con la riproduzione viene garantito anche almeno due giorni settimanali di chiusura totale della pesca.

3) La qualità della pesca viene perseguita attraverso la limitazione del numero giornaliero dei pescatori ammessi, in modo da avere una pressione sostenibile e un ampio tratto (mediamente pari a un chilometro o poco meno) disponibile per ogni canna.

In effetti nel poco tempo passato in pesca abbiamo potuto riscontrare i risultati di questa filosofia di pesca. Si sono infatti presi pesci di tutte le taglie, da pochi centimetri a 40 ed oltre, tutti di ottima qualità.
La “Sorgiva” è un classico Chalk stream, con un letto largo una decina di metri ed una profondità media di un metro. L’acqua scorre lenta tra folti erbai sommersi e canneti su un fondale insidioso e cedevole costituito da terra e sabbia con presenza di sporadiche pietre anche di grandi dimensioni. Le rive sono naturali e pertanto, salvo pochissimi spiazzi predisposti all’avvicinamento ed al lancio, sono completamente ricoperte da fitta vegetazione arborea.
Il tratto in concessione, lungo 9 km (sino alla confluenza nella Drava) è una vera chicca per gli amanti della pesca a mosca a galla e a ninfa a vista.
L’acqua è sempre pulita, e i livelli costanti. Il fondo melmoso favorisce le schiuse, cosi come la caduta di ogni tipo di terrestri dalla galleria di alberi che gli fan da corona contribuiscono a mantenere il pesce attivo a galla.
Si pesca pertanto guidati dalle bollate a volte fragorose a volte delicate, spesso appena accennate, e in condizioni di luce favorevoli dall’individuazione del pesce tra gli erbai.
La pesca è tutt’altro che facile. A parte la selettività del pesce, si è fortemente condizionati dalle caratteristiche morfologiche del corso d’acqua. Le sponde alberate, inframezzate da rovi, alghe e vegetazione spontanea, richiedono molta perizia nel lancio con un alto rischio di incaglio e di perdita dell’artificiale sia in fase di volteggio che di posa. Inoltre gli erbai, sia quelli subacquei che quelli affioranti, creano microdragaggi notevoli e costanti, che spesso sono la vera causa degli insuccessi.
Accompagnati da Adriano, io Andrea e Gianfranco abbiamo pescato la sorgiva nel tardo pomeriggio di un venerdì trascorso in viaggio ad attraversare il Nord Italia flagellato da una pioggia costante ( ).
Solo un paio d’ore per prendere le misure a questo chalk stream molto particolare.
Inizio con botto del WM che al secondo lancio ferra e poi perde un temolo.
Gianfranco prova con una coppia di ninfe a sondare un paio di buche, ma non pare la tecnica vincente. Io sono combattuto tra il montare lo steamer o la secca. Le bollate sono poche e non ripetitive.
Opto per la prima soluzione, apro la scatola e monto un amo del 2 con su avvolto uno strip di coniglio rosa maculato. Roba da dieci cm di lunghezza. Nella scatola ce n’erano tre ben allineati.
Il primo non ha mai toccato l’acqua, perso al secondo volteggio su un albero alle spalle
il secondo altrettanto, ora fa l’altalena in bella mostra appeso ad un ramo della riva opposta
Il terzo ed ultimo, dopo un paio di passate a vuoto, è irrimediabilmente sparito nelle fauci di qualcosa di grosso...
Botta pazzesca, strappato il 18 senza nemmeno darmi il tempo di reagire...
E partiva il week end nero dello streamer...
Passo quindi alla secca e un paio di salmerini di buona taglia salgono decisi.
La sorgiva è popolata infatti oltre che da trote fario che possono raggiungere taglie notevoli, anche da combattivi salmerini, da qualche iridea, qualche temolo e dall’ ucho in risalita dalla vicina Drava. L’attività a galla, sebbene sporadica, è durata sino a buio e le catture non sono mancate; tutto sommato un buon bilancio per uno sprazzo di pesca in una giornata dalle condizioni non certo ideali.
Tecnicamente, a parte la difficile gestione del lancio cui si è già accennato, occorre prestare molta attenzione alla struttura del finale, che deve soddisfare a criteri spesso in antitesi tra loro. Ovvero essere lungo (per celare la coda a pesci sospettosi), con un tip sottile (per poter usare mosche piccole) e al contempo surdimensionato in lunghezza (per combattere il dragaggio), ma deve essere anche sufficientemente resistente per poter salpare pesci di buona dimensione che inesorabilmente, se non velocemente forzati a galla, si annidano negli erbai compromettendo la cattura.
Al rientro in hotel, apprendiamo con rammarico la temuta notizia che la Drava, in conseguenza delle abbondanti precipitazioni dei giorni scorsi, si è sporcata e pertanto non saranno insidiabili i suoi mitici temoli, forse i più grossi d’Europa (tra l’altro l’Aktiv hotel è certificatore ufficiale IGFA, e diversi pesci pescati nelle acque in concessione detengono il record del mondo tra cui un temolo di 2,180 Kg per 56 cm di lunghezza pescato da Adriano Gargantini stesso).
La delusione dura un attimo, stemperata dai racconti e dalle risate che si susseguono al cosiddetto bar, ovvero l’angolino dove Adriano imperversa tirando fuori da un passato di 50 anni di pesca le avventure più incredibile...Fatevi raccontare come è sopravvissuto 6 giorni in Alaska senza nulla, dopo che il suo cavallo lo disarcionò e se andò con tutti i bagagli ed i viveri...
Il sabato, in compagnia di Alberto si è pescata la Moll, un bel torrente largo circa una ventina di metri con una profondità media di 70/80 cm, un fondo ghiaioso, ed una corrente allegra e costante che rallenta leggermente in poche piane. Le sponde sono naturali e le piante a ridosso dell’acqua favoriscono lo stazionamento dei pesci a pochi centimetri dalle rive.
Trattandosi di una tail water, l’acqua è quasi sempre pulita. La popolazione maggiore è costituita da trote iridee native, dalla splendida livrea. Sono presenti tutte le taglie anche se a farla da padrona in quanto arrivano sempre per prime sono quelle più piccoline, intorno ai 23/30 cm.
La Moll si presta a tutte le tecniche della pesca mosca. Alberto e Gianfranco han pescato quasi sempre a ninfa con catture costanti in tutto l’arco della giornata.
Andrea ha preferito dedicarsi alla secca, concentrando l’attenzione in quelle parti di acqua più lenta dove una discreta schiusa di effimere e plecotterini ha tenuto i pesci attivi per buona parte della giornata.
Io ho alternato secca e streamer.
Purtroppo la maggior parte dei pesci in attività di superficie era di taglia media o medio piccola. Bucatone alcuni ho preferito non insistere e dedicarmi alla ricerca del pesce di taglia. Ma come vi ho anticipato era il week end nero dello streamer.
Di solito con questa tecnica, e con gli ami generosi che uso, la perdita di un pesce è abbastanza rara, statisticamente intorno ad un 10-15% delle abboccate. Qui invece una inquietante cappa di sfortuna ha fatto sì che le slamature fossero il 100%.
Ebbene lo confesso, in due giorni di pesca nella Moll (ci siamo tornati anche la domenica perché nel frattempo né la Drava né il Gail si erano pulite) ho avuto 5 attacchi di pesci di ottima taglia e li ho persi tutti...
Commovente l’ultimo.
È quasi ora di smettere e rientrare in Italia, ma ho ancora una trentina di metri di sottoriva interessantissimo da sondare. Lancio trasversale, leggermente a scendere, lo streamer accarezza prima la fronda che pende poi i rovi della riva ed entra in acqua a pochi centimetri dalla stessa. Il tempo di fare un mending per farlo affondare e alla prima strippata parte l’attacco.
Che botta! Riuscirò a perdere anche questa?
Lotta con decisione, la stimo bella e quando la vedo, ormai a pochi metri da me, mi devo ricredere. Non è bella, è bellissima. Una fario presumibilmente intorno ai due kg.
Di solito il pensiero di perdere un bel pesce non mi assale, ma stavolta invece mi tormenta. Ho il terrore di perderla. Indietreggio verso il ghiareto con cautela, ormai la coda è quasi tutta recuperata, devo solo controllare le ultime fughe. Ma la sensazione di perdere anche questa non mi molla. Così decido di anticipare i tempi. Con una mano sfilo la compatta dal taschino, con l’altra tengo la canna. Penso che almeno una foto in acqua riesco a fargliela.
È un attimo. Mentre tento di accenderla, la fotocamera mi cade in acqua. Porca p…..a!!!!
Istintivamente tento di afferrarla mentre affonda, la manco, mi sbilancio, scivolo e in quel preciso momento la trota se ne va.
Gran bel bilancio... (la fotocamera l’ho poi recuperata ma è stata necessaria una rianimazione sotto riso di tre giorni per riportarla in vita)
Fortunatamente a secca le cose son andate meglio, e sono usciti diversi bei pesci.
È stato sufficiente spostare il focus dalle bollatine a centro piana verso quelle (peraltro poche e a volte appena percettibili) a bordo riva, salendo decisamente di taglia.
Il tutto anche con un minimo di senso dal momento che tra la schiusa dominante di piccole effimere, tipica della stagione, si involavano anche plecotteri e sedge di buona dimensione.
La tecnica migliore a mio avviso è pescare in reach cast da centro fiume a scendere.
Lanciare rispettivamente verso le due rive posando la mosca a pochissimi centimetri dalle stesse. La conformazione della corrente è tale per cui, salvo rari spot, non ci sono grossi problemi di dragaggio.
L’ Aktiv hotel di Gargantini dispone per i pescatori a mosca oltre alla sorgiva ed alla Moll, di altre acque, ovvero di due fiumi di grossa portata e dimensione, la Drava e il Gail, soggetti ad acqua di neve e pertanto pescabili solo in primavera ed in autunno, e di due torrenti, Rosenbach e Vellach, ottimi da pescare in estate. In tutto 50 km per la sola pesca a mosca. Oltre a 100 ettari di boschi di proprietà dove è possibile, in modo sostenibile, cercare, raccogliere e conservare funghi.
Ma di queste acque e di questi boschi riparleremo, dove averli testati a fondo, questa prossima primavera.





Beppe Saglia (Beppe S.)



© PIPAM.it

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