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BRA - Gotico e amazonico (2)




Word and photo di Walter “Arcoiris” Maris Brugna 
Tempo di lettura: 18 minuti


  Primavera 2014


...e adesso, finalmente, come da tempo promesso, vi racconto l’emozionante pesca dei trairäo  a vista con popper.

Ze e la bestia.
 

Attenzione però a non confondere la Traira (Hoplias Malabricus) con i trairäo  (Hoplias Lacerdae) infatti la lingua è l’unico modo per riconoscerli.
La traira ha la lingua come la carta vetrata, quella del trairäo invece è liscia,inoltre la traira non arriva mai a superare i tre chili.
Vi scongiuro però di non mettere mai e poi mai le dita in bocca a un trairäo sarebbe fatale, meglio tenersi il dubbio assiema alle dita.

 La guida Manoel, il trairäo , il popper la bocca ed i denti.

 

È l’unico caso in cui consiglio l’uso del boga-grip.

In questo caso è d’obbligo mettere un cavetto di acciao di almeno 20cm da 30/40 libbre.
I trairäo oltre ad arrivare a pesi di tutto rispetto 15-20 libbre, hanno pochi denti ma grossi come i canini e la forza di chiusura della bocca è davvero notevole.
Senza voler sminuire lucci e dorados, questi ultimi hanno denti da latte rispetto ai trairäo.

 I denti.
 

Normalmente si cercano negli affluenti minori, dalle acque più basse proprio per poterli vedere.
Una volta individuato il pesce ci si mantiene ad una distanza di 15/20 metri, si lancia un popper nelle sue vicinanze e si recupera con strappi violenti- per creare al massimo l’effetto “bolla rumorosa”-, ma lo strappo deve essere molto corto non più di 10/20 centimetri, oltre che molto pausato.
Ricorda!!!
Non devi mai strippare rapidamente con questo pesce. Sarebbe l’unico modo per farlo insospettire.
Se decide di abboccare inizia a seguire il popper con estrema cautela, lentezza e sinuosità.
È necessario avere molta freddezza!
Ad ogni strip lui segue molto lentamente e quando il popper si ferma lui si arresta con la bocca aperta ma non attacca con facilità.
Devi convincerlo!
Poi all’improvviso con un colpo di coda scatta fulmineo, apre la bocca e la richiude fragorosamente (sembra l’esplosione di una bomba), sino a ingoiarti popper, cavetto e anche un bel pezzo di filo ed è qui che speri che non ti rompa tutto.
Il primo pomeriggio ho perso tre belle bestie senza avere avuto la minima possibilità di lottare: mi hanno subito tagliato il finale. Nel secondo giorno altri due mi hanno “fucilato” al volo e ulteriori due mi hanno dato l’occasione di sentirli almeno in canna per qualche minuto prima di divorasi tutto.
Ne salpi molto pochi di trairäo grossi, cioè pesci che superano i 5kg.
Ma rimane per me una delle pesche più affascinanti.

 Io.

 

Ze.
 

Concedetemi di aggiungere anche questa foto del mio grande amico e maestro del flyfishing brasiliano.
Il carissimo Odimir.
Esperto pescatore, abile costruttore di canne in bamboo, geniale inventore di utensili, morsetti e quant’altro utile a noi pescatori, raffinato costruttore di mosche, ma sopratutto persona di vero spessore.

Mestre Odimir con uno degli esemplari più belli che io abbia mai visto. 

 

Un piccolo ma fastidioso dettaglio dei trairäo è l’odore che emana: talmente sgradevole da rimanerti attaccato tutto il giorno, attirandoti addosso nuvole di insetti.
Ovviamente è possibile imbattersi nei grossi trairäo anche pescando con streamers.


RIFLESSIONI SUL RIO CURURU

Non vi è ombra di dubbio !!!
I tre giorni del Cururu nella riserva indigena Caiabi sono stati in primis un’interessante esperienza.


Ho potuto conoscere realtà completamente differenti dalla nostra.
Ho visto il cercatore di uova di tartaruga che per poter variare la sua dieta, normalmente a base di mandioca, non esita a calpestare le spiagge bianche e tiepide del Cururu, sperando di non finire in bocca ad un caimano e soprattutto di non mettere un piede su una manta-raja che potrebbe essere ancor più letale.

 

Ho conosciuto gente che abbandona con fatica un’antica tradizione indigena che vorrebbe che un giovane cacci un caimano, possibilmente il più grosso, per darlo in dono alla famiglia della sua amata.
Per fortuna dei caimani e grazie alle nuove norme del governo di Parà, questa antica tradizione sta scomparendo.
Ma per dare un’idea vi metto questa foto come simbolo del reale pericolo di cacciare un caimano con metodi tradizionali.
Voi avreste il coraggio di farlo, anche per la più bella del mondo?

 

Io no!!!

Ho avuto modo di scambiare opinioni con persone che pur non avendo avuto molti contatti con l’uomo moderno sono più all’avanguardia dei moderni.

Non dobbiamo dimenticare che questi popoli hanno avuto e continuano ad avere un grande rispetto della natura, forse maggiore del nostro.
Non sprecano!!!
Consumano o se preferiamo usano solo quello di cui hanno bisogno.
Vivono in modo diverso ma sono stati capaci di vivere senza distruggere il loro ambiente.
È questo ambiente preservato che ci permette di poter fuggire dalla nostra “modernità”.

Ma attenzione questa è una riserva indigena dove ancora, e non si sa per quanto tempo, verranno rispettate queste regole.

In queste zone ricche di oro, come già detto in precedenza, nessuno si augura la liberalizzazione dello sfruttamento a favore dei garimperos.
I cercatori d’oro, una volta saccheggiato il prezioso metallo, sarebbero capaci di distruggere tutto in un paio di anni!
Ma di questa piaga vorrei parlarne più avanti.

Navigando verso Posada Mantega

Dopo aver superato, questa volta verso valle, le belle rapide del rio Cururu
bisogna navigare ancora per più di un’ora prima di immettersi nel grande Teles Pires.

Il Teles Pires.
 

Non vi è ombra di dubbio, il Teles Pires o rio Manoel, è per un italiano un fiume grande, maggiore di tre volte il nostro Po, ma qui è considerato un fiume medio/normale come se fosse il Serio nella zona di Crema.
Nasce nella Serra Azul con il nome di Paranatinga.
Durante il suo tragitto prende il nome di Teles Pires in omaggio al capitano dell’esercito Antonio Lourenço Teles Pires, che morì annegato il secondo giorno di maggio del 1890 mentre stava facendo rilevamenti topografici del fiume per conto del governo brasiliano.
Prima il fiume si chiamava São Manoel e ancora adesso le etnie indigene usano questo nome.
È considerato uno dei fiumi più pescosi, ben popolato da enormi jau, piraibas e pirararas nonchè di tucunarè amarelos (gialli).

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Giovane maschio in livrea nuziale.
 

Scorre per circa 1500 km da sud verso nord est e, arrivato nel comune di Apiacàs, si immette nel maestoso rio Juruena formando cosi il grande rio Tapajòs che è uno dei maggiori affluenti del rio Amazonas.

Con queste dimensioni si fa presto a capire che non è per niente facile sapere dove sono i luoghi migliori per pescare.
Per questo è necessario appoggiarsi a esperti professionisti che siano seriamente in grado di garantire una qualità, ma soprattutto una totale sicurezza di tutti gli aspetti organizzativi.
Qui non si scherza!!!
Il fiume forma talmente tanti bacini, insenature, laghi, curve e meandri che in meno di un minuto non sai più da che parte andare.
Molte volte non basta tentare di orientarsi secondo lo scorrere delle acque.
Occorre avere guide esperte, barche ben attrezzate munite di equipaggiamento di soccorso, motori sempre in ordine e una buona scorta di benzina.

Pousada Mantega, di cui ho gia parlato nell’altro racconto, oltre ad offrire tutto questo, ci aspetta per la sera, ma prima che faccia buio, e noi passiamo il pomeriggio risalendo il Teles Pires a caccia di tucunaré nei laghi che il fiume forma.

Chi becca e chi no. 

 

Nelson, la guida, ci informa che dobbiamo arrivare alle grandi correnti, non rapide, almeno mezz’ora prima del tramonto.
Questa è la regola ferrea che ci impone in forma severa.
Non capisco ma mi adeguo.
Mi sembra un po’ esagerato, ma quando arriviamo mi rendo conto della forza della natura.
Qui non si parla di rapide ma di correnti e mulinelli da brividi e non esagero!
La risalita di questi tre o quattro chilometri del Teles Pires è una cosa seria.
Tanto per cominciare non si entra nelle correnti senza aver indossato il giubetto salvagente, cosa che il turista pescatore non mette quasi mai per una forma di snobismo.
Di solito il cliente pescatore si sente superiore al reale rischio o pericolo.
Ma per fortuna il pilotero, o guida, in questo caso si ferma in un angolo e non parte fino a quando tutti non abbiano indossato il giubetto salvagente, lui compreso.
Questa è professionalità.
Anche perché nessuno vorrebbe o meriterebbe di fare la fine del capitano Antonio Lourenço Teles Pires.
Queste fortissime correnti si formano perchè il fiume deve attraversare qualche chilometro di terreno roccioso e non sedimentario come per la maggior parte del suo cammino.
Trovando le rocce l’alveo si riduce di molto e sbattendo a destra e a sinistra acquista velocità.
Raggiunge anche i trenta metri di profondità e nei vortici e mulinelli che si formano i pescatori tradizionali danno la caccia ai grandi jau usando come esche grossi pezzi di pesci.
A differenza dei tucunarè, le piraibas, pirararas e jau amano queste forti correnti e le acque vorticose.

Ma torniamo ai nostri tucunarè.

Bell’esemplare!!!
 

Qui sono tucunarè amarelos (gialli) e le pezzature sono di tutto rispetto tanto che, durante la fase di avvicinamento alla pousada, riusciamo a catturare alcuni esemplari di buona pezzatura.

Maschio.
 

Ad ogni cattura la guida annota la varietà ed il peso delle prede più grosse.

La tecnica è uguale a quella del Cururu: cercarli, cercarli, cercarli.

La pousada è situata al sicuro dalle temibili esondazioni che questo fiume fa nella stagione della piogge (novembre-marzo).

Il gerente della pousada, Sig. Vado, è buon vecchio amigo di Zè, e ci riceve con grande simpatia.

 
Accolti a Mantega

 

Mantega offre un servizio di prima qualità, ottimi alloggi, cucina tradizionale con grande varietà, cortesia e competenza delle guide, collegamenti satellitari ed anche qualche bella bottiglia di vino rosso cileno che per me è un bel tuffo nel passato.

Lo schema di pesca di Mantega è similare a quello del Cururu.
Qui però, data la vastità del fiume, si sono dovuti inventare il “posto avanzato”. 

 Il posto.
 

Ci sono due chiatte ben equipaggiate a due ore a valle di navigazione dalla pousada madre. Servono d’appoggio alle barche che si allontanano molto, evitando cosi la perdita di ore di pesca dovute ai trasferimenti. Dotate di bagni, stanze con aria condizionata, servizio di cucina e ristoro, rifornimento di carburante e collegamento via radio con Mantega.
Gli scarti di cibo servono ad ingrassare i pesci tambaqui, pacù e i piranha che a loro volta saranno ben cotti sulle braci di legna o trasformati in zuppe.
In questo settore del fiume, particolarmente ricco di laghi, la pesca è stata davvero buona con decine e decine di pesci di taglia catturati durante le tre mattinate dedicate ai tucunarè.

 Troppo facile.

 

In questi casi non è necessaria nessuna abilità, non devi controllare il lancio, non importa la presentazione dell’esca, strippi con molta frenesia, fai tutto di fretta per prendere più pesci possibili. Questo modo di pescare non mi piace molto perchè non ha niente a che fare con la mia personale visione della pesca. Diventa un lavoro e a me non piace lavorare.
Infatti, dopo i primi momenti di frenesia e belle catture, io e Zé decidiamo di cambiare posto.

Ma il nostro buon Nelson, non comprendendo la nostra strategia di abbandonare un posto miracoloso, prende coraggio e con molto sforzo chiede: “Meu padrão como é que voçes faiz mil e mil di milhas pra chegar acá na Amazônia gastando muito dinero na tentativa de pegar peixe, e enquanto encontrar o que tá procurando quer sair? Pra mim voçes estão totalmente doidos!”
Come dargli torto!!!
“Come mai fate migliaia e migliaia di chilometri attraversando oceani e continenti, spendendo un sacco di soldi per arrivare sin qui in cerca di pesci, e una volta trovato un banco meraviglioso come questo ve ne volete andare?
Vorrete scusarmi ma per me voi siete matti.”
Viva la sincerità!
La verità e che noi pescatori sappiamo benissimo che la pesca non è solo una questione di quantità.
Cosi decidiamo di fermarci al posto avanzato per filosofeggiare sull’argomento e dissetarci con qualche bevanda... alcolica.
In fin dei conti non si vive di sola pesca!
Dopo aver fruito dei buonissimi servizi del posto avanzato, pennichella compresa in una camera bella fresca, decidiamo assieme a un Nelson sempre più sconcertato ed incredulo, di tentare ,durante il caldissimo e umido pomeriggio, la pesca alle bicudas (Boulengerella maculata).

 

Le bicudas sono dei pesci di forma allungata, con bocca a forma di becco, talmente guizzanti e vibranti da mettere a dura prova la resistenza delle canne.

 Dettaglio delle bicudas.

Vivono in banchi in acque rapide, ricche di ribollii e mulinelli, e possono arrivare anche a pesare più di sette chili.
La pesca è molto simile a quella delle cachorras, ma le mosche devono essere “molto piccole”... cinque/sei centimetri!
Dopo molti tentativi con mosche diverse ci siamo accorti che apprezzavano in modo particolare dei Clouser minnow di colore bianco e blu, ma le nostre scorte di questi colori erano molto limitate.

 

L’unico problema di questa pesca è che abboccano nelle ore più calde della giornata. Starsene ancorati su una barca di metallo in mezzo al fiume senza un alito di vento e senza riparo dal sole per due o tre ore è davvero impegnativo.
La pesca è stata soddisfacente con una quindicina di esemplari di media a testa per i primi due giorni.
Il terzo giorno, sempre di pomeriggio, avendo esaurito le esche predilette non ne abbiamo allamata neanche una. Quelle catturate da noi non superavano i due chilogrammi.

Di ritorno dalla giornata di pesca in entrambe le pousadas il gerente richiede alla guida il resoconto scritto delle catture del giorno.
Questo monitoraggio costante permette uno “certo” controllo della popolazione ittica cosi da avere quindi un censimento che serve per studi e approfondimenti sulle varietà, quantità e qualità dei pesci, nonché fornisce una statistica dell’andamento della pesca nei luoghi in tempo reale.
Inoltre è molto importante anche per i pescatori che non possono “allungare”, la misura dei pesci a proprio piacimento.

Io e Zé eravamo gli unici due pescatori con mosca tra i venticinque clienti di Mantega.
Questo ci ha offerto il grande vantaggio di assenza di concorrenti, ma anche lo svantaggio della difficoltà nel trovare una guida che sappia governare la barca e trovare luoghi adatti per il nostro tipo di pesca.
Pescare in due dalla barca sempre in movimento richiede un certo tipo di affiatamento che si acquista dopo un certo tempo, bisogna conoscere bene il compagno ed il suo stile di pesca.
L’affiatamento evita giornate storte o particolari tensioni che, per causa di forza maggiore, si creano tra persone che lanciano la propria esca per ore ed ore da una barca in movimento.

Ma per me e Zé è un vero piacere pescare assieme, siamo molto diversi ma andiamo d’accordo.


Os Garimpos – I cercatori d’oro

Lo stato di Parà ha ri-liberalizzato le prime concessioni per i garimperos.
In questo caso sono garimperos di fiume e per fortuna non usano mercurio che, oltre ad essere un catalizzatore dell’oro, è un inquinante tra i peggiori al mondo.
Con buonsenso inoltre è stato proibito anche l’uso di idrovore subacque con sommozzatori, cosa che produce una mortalità impressionante tra gli stessi sub.
Per adesso le concessioni sono una decina, ed anche abbastanza controllate, ma il vero problema sono gli abusivi che, senza il minimo controllo delle autorità, arrivano, saccheggiano, distruggono e spariscono.

Chiatta dei garimpos. 
 

I cercatori d’oro sono gente davvero particolare, molte volte disperati, che conducono una vita durissima al limite della sussistenza facendo enormi sacrifici. E’ sempre meglio prenderne le distanze e se ci devi navigare vicino, passa e vai senza fare domande e foto.
Non è difficile quindi immaginare chi possano essere gli “illegali o abusivi”.
Statene alla larga se non siete esperti delle zone.

La gente Caiabi, a differenza dell’uomo moderno, ha intuito subito che per la propria sopravvivenza e la tutela della natura, vale molto di più un turista che un quintale di oro.

La storia dello sfruttamento indiscriminato di territori immensi è ben descritta in un libro fondamentale di João Meirelles Filho, dal titolo “O livro de ouro da Amazônia” di cui consiglio la lettura.

 

Per adesso e per qualche anno ancora tutto rimarrà così, ma l’uomo moderno ha gia pensato di metterci lo zampino.
Infatti è già in fase avanzata la costruzione della diga di Hidreletrica Teles Pires a circa cinquanta chilometri a monte della pousada Mantega.
Trasvolando con il piccolo aereo già si vedono molti, molti chilometri quadrati di foresta abbattuta che presto saranno completamente inondati, modificando in modo irreversibile un’ ambiente naturale di grandi dimensioni.

 
 

Si sente parlare anche di un’altra diga a valle del Cururu, che se sarà realizzata stravolgerà completamente la zona della riserva Caiabi e chissà quali altre zone. Che tutto questo sia davvero necessario a lungo termine, lo potranno dire solo le generazioni future.

A tutti voi auguro di poter pescare in questi posti bellissimi prima che scompaiano per sempre.

Io e Zé sicuramente ci torneremo

 

 PICCOLI CONSIGLI

Non è facile arrivare a pousada Manteiga ed è ancora più difficile arrivare alla pista d’atterraggio di Cururuzinho nella riserva Caiabi.

Costi: medi per quanto riguarda la settimana di pesca nelle due pousadas, alti per via dei trasferimenti e voli.

Tenetevi sempre almeno due giorni di tempo tra andata e ritorno da Mantega e i voli internazionali; in Brasile ed in particolar modo in queste zone, l’imprevisto è sempre in agguato.

Portatevi anche una scorta di denaro perchè potrebbe capitare, come a noi, di dover affittare all’ultimo momento un piccolo aereo per evitare di perdere il  volo intercontinentale.

Stagione migliore: i mesi tra giugno e settembre.

Migliori compagnie aeree per il Brasile: Tam compagnia di bandiera brasiliana e TAP compagnia di bandiera portoghese.

Valuta: Real. 1€ corrisponde a circa. 4,5 reais ad oggi 18 febbraio 2016.

Zona endemica del dengue, zika e febbre gialla.

 

Per contatti ed altre informazioni

www.mantega.com.br
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Walter Maris da Crema



© PIPAM.it

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