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Ve lo coloro io il kapok!! *8))



Word Andrea Cuccaro (ringraziando Beniamino Costantini, Remo Blasi, Walter Luzi ed a tutto il Fly Fisherman Club Ascoli Piceno))


 

Nella mia esperienza di costruttore di mosche artificiali mi è capitato di imbattermi ed usare il kapok anche perché era un materiale abbastanza in voga nel secolo scorso. *8))

Lo considero un ottimo materiale per fare dei cordoncini di dubbing sottili e traslucidi ... e vista anche la sua buona galleggiabilità lo considero un ottimo materiale per la realizzazione del corpo delle secche.
Ma ho sempre trovato ed usato solo kapok naturale ed alla mia richiesta se c'era anche di qualche altro colore mi veniva risposto: " ... che il kapok è difficilissimo da colorare e se si cerca di farlo perde gran parte della sua galleggiabilità ..." per cui dopo un po' di mosche gialline/begioline è stato sistemato in un cassetto e rimpiazzato da altri prodotti multicolor. *8(
Stavo rassettando le mie cassettiere in cui tengo il materiale da costruzione, bhe sì ogni tanto una "derattizzazione" è necessaria *8)), quando rieccolo apparire.
Ho ancora il sacchetto in mano che mi chiama Antonio e fra le tante chiacchiere viene fuori anche il discorso del kapok.
Lui mi fa notare che la colorazione non è poi così difficile tanto che una sera lo hanno colorato anche al club. *8))
Leggi i due articoli di Beniamino e di Remo, rispettivamente "Come colorare il kapok" e "Kapok", sono due articoli dove descrivono le loro esperienze "alchemiche" con questo materiale. *8))
Un mito arcaico sgretolato in una telefonata!! *8))
Ho letto i due articoli e devo dire che li ho trovati molto interessanti ma soprattutto descrivono un sistema di colorazione veramente semplice.
Curiosi i particolari botanici/naturalistici che ci racconta Remo tanto che mi sono andato a leggere un po' di info su Wiki & C..

 

Il kapok (o capòc, o capòck che scriver si voglia n.d.r.) deriva dal frutto degli alberi appartenenti famiglia delle bombacaceae che vivono nelle zone foreste equatoriali.
Queste piante possono raggiungere notevoli altezze (50/ 70 metri) crescendo fino a 4 metri all'anno ed hanno un fusto la cui base può raggiungere i 3 metri di diametro.
Hanno tronco e rami coperti di grosse spine.
Dai loro fiori puzzolenti, impollinati dai pipistrelli , nasce un frutto che è costituito da un baccello ligneo al cui interno sono contenuti i semi.
I semi, della dimensione dei chicchi di pepe, sono ricoperti da una lanugine che è appunto il kapok.
Le fibre del kapok sono lunghe in media un paio di centimetri ed hanno un diametro di 30/36 micrometri.
Kapok è di facile asciugatura, resistente all'umidità ed è capace di galleggiare.
Le fibre contengono sia lignina che la cellulosa.
La fibra è anelastica ed è troppo fragile per la filatura, ma pesa solo un ottavo del cotone e supporta fino a 30 volte il proprio peso in acqua.
Le sue qualità di leggerezza ed isolamento non sono sfuggite neanche ai roditori o agli uccelli che la usano volentieri per costruirsi dei caldi e comodi i nidi mentre, nel mondo umano oggi, trova i suoi massimi impieghi nell'imballaggio o nelle imbottiture di cuscini e materassi.

 

Per quanto riguarda la tintura di questa fibra entrambi fanno riferimento all'uso di coloranti per alimenti, facilmente reperibili in un qualsiasi supermercato, e per il fissativo, entrambi, consigliano il semplice sale da cucina.
Per i tempi e la temperatura di tintura i loro consigli differiscono leggermente in quanto Remo consiglia di immergere nella soluzione colorante il kapok quando questa raggiunge i 70-80° centigradi per una ventina di minuti mentre Beniamino aspetta la bollitura (100°) e lo tiene immerso solo per 7 minuti.
Per trovare il kapock naturale da tingere, Beniamino, ci dice che lo potremo trovare facilmente o in un buon negozio di prodotti per PET (piccoli animai) dove si potrà trovare il baccello o nei negozi che vendono materiale per imbottire dove potremo trovare il kapok già selezionato ma acquistabile solo in quantità per noi "industriali" (1kg basta a intere generazioni di tyier!!) *8))
Gli altri "ingredienti" per poter eseguire la tintura sono molto semplici da reperire: un fornello, un pentolino (se possibile uno bianco smaltato, si vedono meglio i colori -Remo), acqua, uno strumento per mescolare (un cucchiaio lungo va benissimo) e alcuni fogli di carta assorbente.
Avendo tutto l'occorrente possiamo seguirli nel processo di colorazione.
In un pentolino occorre mettere 200 ml di acqua e due cucchiaini di sale fino da cucina
Alla soluzione di acqua e sale vanno aggiunti alcuni cucchiaini di colore e naturalmente, al raggiungimento della temperatura di tintura, il kapok da colorare (allargato).
Rimescolare il tutto e lasciare il tutto in infusione per un po' di tempo (bollire per 7-8 minuti Beniamino) (70-80° 20' Remo); passato questo tempo il kapok risulterà colorato e quindi potrà essere messo ad asciugare.
Il kapok così colorato deve esser allargato su di un foglio di carta assorbente per farlo asciugare.
Il colore del kapok una volta asciutto sarà un po' più chiaro di quando lo abbiamo estratto dal pentolino ma conserverà sempre il suo aspetto traslucido.
Molto intelligente il sistema che ci propone Beniamino che con soli tre colori riesce ad ottenere almeno sei colorazioni interessanti.
Il suo metodo prevede che ad ogni colorazione il restante della soluzione di acqua, sale e colore non deve essere buttata ma va utilizzato per realizzare il colore successivo.

 

 

I colori li vedete in foto e lo schema è il seguente:

Colore 1: 200 ml acqua + 2 cucchiaini di sale + 12 cucchiaini di verde
Colore 2: Colore 1 + 3 cucchiaini di rosso
Colore 3: Colore 2 + 9 cucchiaini di giallo.
Colore 4: Colore 3 + acqua fino a riportare il livello della soluzione a 200 ml + 9 cucchiaini di giallo.
Colore 5: Colore 4 + 4 cucchiaini di verde
Colore 6: Colore 6 + 4 cucchiaini di verde

 

Bhe sicuramente la cosa mi intriga, alla prossima spesa, un'occhiata allo scaffale dei coloranti alimentari ce la butto, magari qualcosa "cade" nel carrello!! *8)))

 

 

 
 Andrea Cuccaro (WM)



© PIPAM.it

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