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Volontari



  Febbraio - Marzo 2014


Word and photo Antonio “Popeye” Fadda
Tempo di lettura: 5 minuti


Esistono molti tipi di “volontari”. In queste poche righe voglio parlare dei “volontari” che si adoperano per contribuire “manualmente” alla salvaguardia della fauna ittica ogni qual volta sia necessaria la loro presenza per spostare la fauna ittica da tratti di fiumi, torrenti o rogge a causa della loro naturale od artificiale messa in asciutta per manutenzione o per cause naturali.
Quest'anno ho avuto l'onere e l'onore di seguire un paio di queste squadre nel periodo delle asciutte delle derivazioni del Brenta, nel periodo che va dal 23 febbraio al 13 marzo, con la precisa disposizione del Consiglio direttivo del Bacino del Brenta, di portare con me, per sicurezza del personale che utilizza gli storditori elettrici, un defibrillatore del cui uso fortunatamente non vi è stata necessità.
I volontari addetti all'uso degli storditori e delle racchette elettrificate hanno dovuto superare un corso relativo all'uso degli stessi ed erano forniti di tutti gli strumenti e le protezioni necessarie al loro utilizzo.
Il primo giorno operativo è stato, per me, un po' traumatico, in quanto non mi sveglio in orari antelucani e la sveglia sul mio comodino predisposta per suonare alle ore 04,30 è stata da me sorvegliata per tutta la notte col pensiero di non svegliarmi per tempo, per cui pochissimo sonno e molta agitazione.
Arrivo tra i primi al punto di raccolta e noto con piacere che arrivano tutti rapidamente, più o meno assonnati come il sottoscritto, tra questi ragazzi che si sono dimostrati rapidi e preparati nel lavoro, e “ragazzi” meno giovani che con altrettanto impegno e competenza hanno dato il loro contributo.

Dopo aver provveduto a caricare d'acqua le cisterne dei camion in dotazione, tramite una pompa che preleva l'acqua da una roggia confinante con il parco mezzi.

Dopo aver fatto il pieno, verificato gli apparecchi storditori e relativi accessori, carichiamo il tutto nei mezzi e pronti alla partenza.

Appuntamento con “l'acquarolo” per l'apertura delle porte che consentono lo svaso delle rogge.

Pronti a partire , con l'assistenza della polizia Provinciale di Vicenza.

Ci aspetta un lavoro lungo e pesante lungo le strade...

...con rischi a causa del traffico, attraversando campi arati gonfi di pioggia, con enorme fatica causata dal fango e dal peso dei secchi pieni di acqua e pesci.

In totale le tre squadre operative alla fine delle giornate dedicate ai recuperi avranno percorso oltre 150 km a piedi, chi con i secchi, chi con gli storditori sulle spalle...

...calandosi nelle situazioni più scomode e a volte anche con qualche rischio.

Ritrovamento di un proiettile della 2° guerra mondiale. Nel corso dei recuperi del 2014 ne sono stati ritrovati due, segnalati ai Carabinieri che hanno provveduto a farli brillare.

Abbiamo recuperato tra l'altro, alcuni “extracomunitari”.

Un paio di rare lamprede.

In un torrentino in Val d' Inverno abbiamo recuperato molti scazzoni e un tritone

liberati prontamente in Brenta.

E così, per molti giorni e in numerose rogge, sono stati recuperati circa 35/40 quintali di pesce di varie specie...

...pesce che è stato rapidamente immesso nelle acque del Brenta, a volte con molta curiosità da parte delle persone che si godevano un caldo pomeriggio domenicale.


Un ringraziamento sentito a tutti i “volontari” per il loro operato, che comporta sveglie antelucane, abnegazione, duro lavoro, scomodità, ma tutto ciò viene superato con la passione e la consapevolezza di aver contribuito a fare qualcosa di buono e di utile per il fiume e anche per noi pescatori.


Antonio “Popeye” Fadda



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