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Perdigón

 

Word and photo di José Carlos Rodriguez e Andrea Cuccaro

Tempo di lettura: 20 minuti

 

E' da un po' di tempo che, visitando i siti di pesca a mosca franco-spagnoli della zona dei Pirenei, mi imbatto sempre più frequentemente nei dressing delle ninfe Perdigòn.
Incuriosito dalla sua diffusione, dalla sua celebrata capacità catturante e dalla sua semplicità costruttiva, ho cominciato a cercare informazioni sulla sua storia.
Si dice che quando ci si riferisce a una mosca con il suo nome, sia per un buon motivo.
Quando si parla di mosche tipo la Royal Coachman, la Red Tag o la Pheasant Tail, … non c’è bisogno di dire altro, tutti sanno a cosa ci si riferisce.
Ma quando si parla di Perdigòn non ci si riferisce a un dressing standardizzato, ma bensì a un tipo di montaggio.
Ma da dove arriva questo montaggio, chi l’ha inventato e come ci si è arrivati?
C’è una sola persona che può rispondere a queste domande, giacché è lui il “papà” del Perdigòn,il suo nome è José Carlos Rodriguez, pescatore e garista spagnolo dal 1994 al 2005.
-“Josè Carlos, quali sono le origini di questa imitazione?”-
Siamo nel 2001. Personalmente sono sempre stato un pescatore a mosca secca ma non disdegnavo la pesca a ninfa e come tutti usavo i dressing classici.
Ma chi pesca a ninfa ben presto si rende conto che più rapidamente la mosca raggiunge la profondità desiderata e più aumentano le probabilità di una cattura, in quanto accresce sensibilmente il tempo in cui l’artificiale è “in pesca” (ndr: vale la stessa considerazione anche per la secca, più questa sta in acqua e più è probabile una bollata).
Un giorno, José Maria Cros, un mio amico catalano anche lui pescatore a mosca ed ex garista, mi diede delle ninfe gialle sul18, con una testa di tungsteno molto piccola e con pochi giri di piombo avvolto senza filo od altro.
La colorazione della mosca era stata fatta dipingendo direttamente sul piombo uno smalto per unghie giallo con dei brillantini in polvere.
Con queste ninfe andai sul fiume Piloña con il mio amico Senen, un tipo eclettico a cui piaceva provare novità ed alternative.
Dopo varie pescate arrivò alla conclusione che effettivamente erano “speciali” (andavano a fondo velocemente e avevano un buon potere attrattivo per il luccichio).
Probabilmente questo tipo di ninfa deriva dagli artificiali dei garisti francesi (ndr: parla delle ninfe della fine degli anni ‘80 di André Terrier, le ATO (André Terrier Ombre) e le nymphes PIAM, del suo amico e compagno di squadra Jean-Pierre Guillemaud, detto PIAM – Pêcheur Inimitable A la Mouche.

 

Abbiamo pescato con queste ninfe per circa un anno, e sono state battezzate, da Daniel Ampudia, come “le Cinesi” visto che il tipo di smalto per unghie usato per la loro colorazione si comprava nei negozi cinesi.
Però ancora non avevo trovato quello che andavo cercando.
Un giorno mentre pescavo con il mio amico Pascal Cognard, mi mostrò una di queste micro-ninfe, che sono formate semplicemente da un amo con due giri di piombo ricoperte di filo e nulla più.
Lui le ricopriva con un po’ di ciano-acrilato, perché rompessero più facilmente la tensione superficiale dell’acqua.
A questo punto mi resi conto che avrei potuto usare questo prodotto sulle mie ninfe con lo smalto da unghie,

così che ne avrei aumentato la resistenza e la durata.
Ancora una volta però non era esattamente quello che stavo cercando.
Nel fiume Piloña, che mi ha visto crescere come pescatore, quando si alzava una pietra, era pieno di ninfe di baetis ed era questa l’imitazione che stavo cercando.
Un giorno mi sono ricordato del mio amico Arturo Molinero, ex garista, che alcuni anni prima mi aveva regalato due bobine di filo brillantinato, a quell’epoca poco usati nella costruzione.
Una bobina di quei fili era di colore uguale allo smalto da unghie che io stavo utilizzando: il mio “giallo baetis”.
Così le andai a ricercare nel mio scatolone di materiali per la costruzione, e decisi di realizzare un artificiale con questo filo: una ninfa di baetis, inclusi i suoi cerchi, alla quale ho applicato una copertura di un prodotto professionale usato per indurire le unghie.
Ho continuato a investigare per trovare un prodotto con il quale coprire il corpo e che allo stesso tempo gli desse un aspetto cristallino e proteggesse la ninfa (ndr: ho usato varie colle UV e devo dire che il risultato è sempre stato buono).
Il risultato si avvicinava molto a quello che cercavo, anche se gli mancava ancora un qualcosa per raggiungere la “perfezione”.
Le baetidi che si trovano nel fiume Piloña hanno una sacca alare nera molto evidente, per cui ho cominciato a pensare: come posso riprodurre la sacca alare? In quello stesso istante ho capito che se avessi usato lo smalto brillante per il corpo, potevo usarne uno nero per la realizzazione di queste teche.
E così ho fatto.

 

Il giorno dopo sono andato sul fiume e il risultato è stato spettacolare.
Alle trote “piaceva” moltissimo la mia nuova imitazione. Catturavo una trota dietro l’altra.
Era nato il “Perdigòn”, anche se però ancora non aveva quel nome.
Durante tutto il 2002, con quella ninfa di baetis catturavo molto, tanto che mi diede la possibilità di vincere qualche campionato.
La chiamavo “ninfa di BETIDO”, il nome che si conosce oggi di “Perdigon” glielo affibbiò il mio amico di pesca Iñigo Urruzunu il giorno che gli dissi: -“Iñigo proba questo e vedi che te ne pare”-, e lui di rimando mi risponde –“ma che mi stai dando, perdigones?”- (ndr: i classici pallini di piombo usati nelle cartucce da caccia) -“Dove vai con questi?”- Non celando in viso un’espressione dubbiosa.
Ho faticato a fargliele provare, però una volta convinto si è reso conto dell’efficacia di questo nuovo montaggio e, mi risulta, che queste imitazioni gli sono state molto utili per vincere varie gare.
Da quel giorno fino ad oggi il Perdigòn si è sempre più diffuso tra i pescatori a mosca.
La varietà di colori e materiali con i quali si possono realizzare queste ninfe sono infiniti.
Anche se ci sono dei colori che, a seconda delle circostanze e dei luoghi, catturano meglio di altri.
Come ci ha fatto notare José Carlos, il Perdigòn non è un dressing, ma un prototipo per realizzare delle ninfe molto semplici che basano la loro “efficacia” su una silhouette affusolata e liscia.
Ne consegue un’ottima idrodinamica, una colorazione accesa, una dimensione contenuta e un peso significativo.
Non sono ninfe imitative ma d’insieme: ci possiamo vedere delle piccole ninfe di ignita o di ditteri se gialloliva o nere, ma quando prendono colorazioni come Dragon fly o la Cardinal (arcobaleno e viola), ci vuole molta fantasia per associarle a un macro invertebrato preciso. *8)
Vengono costruite su un’ampia gamma di tipologie di ami: dritti, grub, jig, da quelli fini a quelli con filo spesso, in quanto ogni pescatore/costruttore ha le sue preferenze.
Per quanto si dica che il modello è adattabile ad ami dal 10 al 20, in realtà, a mio avviso, le misure medie sono quelle maggiormente suggerite (14 e 16).
Sono preferibili ami dal gap largo, per “ovviare” alla chiusura derivante dalla presenza della pallina in tungsteno.
Le code, se presenti, sono quasi sempre in gallo e montate a ventaglio; e vista la provenienza del dressing non vi stupirete se il gallo pardo (lombi) la fa da padrone.*8)

 

Il corpo può variare molto sia come materiali che come colorazioni, anche se tendenzialmente si usano materiali sintetici, quali tinsel piatti, filati, filati plastici glitterati, dai colori forti, giallo, rosso, arancio, oro e argento.
Di solito il corpo è diviso in due sezioni, addome e torace, dai colori contrastanti, come ad esempio l’ Espanol, in cui l’addome è giallo e il torace rosso; o la Opal, in cui l’addome è blu e il torace arancio fluo.
Tutti i dressing prevedono la ricopertura del corpo con 3 o 4 strati di vernice rigida trasparente: ho vistousare dallo smalto per le unghie alla vernice per le testine, passando per la colla UV, senza dimenticare l’epossidica, … in poche parole non ha molta importanza quale colla usare, basta che sia una qualsiasi vernice trasparente e rigida.
Ricordiamoci che prima di passare un nuovo strato di vernice è necessario aspettare che quello precedente si sia perfettamente asciugato e, naturalmente, il tempo è in funzione della “vernice” scelta.
Io che “lavoro” in batteria, tendenzialmente preferisco usare le colle UV che mi rendono il tutto più semplice e veloce.
Un’altra caratteristica tipica delle Perdigòn è la loro sacca alare, che non viene realizzata attraverso l’apporto di materiale, ma semplicemente dipinta.
La sacca viene solitamente realizzata con della vernice nera (lo smalto per unghie va bene) che viene applicata dopo la prima verniciatura trasparente.
Personalmente trovo che l’utilizzo di uno stuzzicadenti per quest’operazione è da preferirsi al pennellino, in quanto mi permette una maggiore precisione, ma è una mia idea.
Tutte le ninfe Perdigòn hanno vicino all’occhiello una pallina in tungsteno, normalmente di color argento o oro, ma ne ho viste di tutti i colori *8) !
Solitamente su un amo del 12 viene montata una pallina di tungsteno del 3,5, sul 14 una del 3, mentre sul 16 una del 2,5.
Con queste proporzioni amo-pallina le Perdigòn mantengono una buona silhouette, ma alcuni costruttori hanno aggiunto del filo di piombo, le lacrime in tungsteno e perfino gli Javi body.
Chi opta per l’aggiunta del filo di piombo ha due possibilità: o arrotola un filo extrafine sul gambo dell’amo o lega 3 spezzoni di filo di piombo di diametro maggiore (0,35, 0,50 e 0,35) paralleli al gambo dell’amo.
Le lacrime possono essere usate al posto della pallina aumentando ancora di più il peso dell’artificiale,ma chi volesse ancora più peso, può usarle anche in combinazione con la pallina!
In entrambi i casi le lacrime di tung aiutano notevolmente a dare al nostro artificiale un aspetto conico, cosa fondamentale per la nostra imitazione.

 

In pesca le ninfe di Perdigòn possono essere utilizzate sia singolarmente che in coppia. Nel secondo caso dovrebbero essere distanziate tra di loro almeno una sessantina di centimetri.
Quando desideriamo utilizzare questo tipo di ninfe in pesca ci conviene scegliere un finale “molto” sottile per agevolarne l’affondamento, un tippet dello 0,12 andrà benissimo.
Da quello che ho letto, i nostri colleghi pirenaici le usano prevalentemente per la pesca con il filo usando uno 0,20 al posto delle coda, in quanto lo ritengono abbastanza sensibile per sentire l’abboccata ma anche abbastanza resistente per non perdere il pesce. Personalmente le uso pescando con la coda, perché se scorgo una bollata all’improvviso, sono pronto a cambiare tecnica! *8)
Ero attratto da questo tipo di artificiale ma non mi ero mai messo al morsetto per costruirmene qualche esemplare.
Quest’anno, complice un inizio stagione piovoso e i livelli sempre alti, mi sono deciso a costruirmene qualcuna.
Dopo una sola stagione, per cui non un’esperienza di lunga durata ma comunque significativa, devo ammettere che non mi hanno affatto deluso.

 

Scheda dressing

  Perdigòn Arancione  
Amo: Dritto dal 12 al 18
Code: Fibre di piuma grigia
Corpo: Filo di montaggio color arancio
Collarino: Pearl Krystal Flash

 

Scheda dressing

  Perdigòn Shot Pink
Amo: Hatch DR # 16
Testa: Pallina di tungsteno da 2,5 millimetri argento
Filo di montaggio: Textreme 8/0 Giallo N. 14
Coda: Piuma di gallo di Leon Corzuno
Tinsel: Pearl
Corpo: Quill # 12 Rosa Textreme
Sacca alare: smalto nero
Vernice: Colla Veniard

 

 

Scheda dressing

  Perdigòn The Silver Bullet
Amo: Hatch DR # 18/20
Testa: Pallina di tungsteno argento
Coda: Fribre delle piume dei lombi di gallo pardo
Corpo: Flashabou piatto o tinsel argento
Collarino: Pochi giri di filanca arancione fluorescente
Sacca alare: Vernice nera (smalto unghie)
La luminosità caratterizza questa ninfa.
L’utilizzo dei materiali fluorescenti ne fanno un’ottima imitazione attrattiva per il pesce.
Da usare per la pesca in fiumi con acqua scura o giornate molto nuvolose o in condizioni di luce scarsa.
Viene chiamata “proiettile d’argento”, in onore del vecchio film di Stephen King "Silver Bullet".

 

 

Scheda dressing

  Perdigòn The Perdita
Amo: Hanak 130 #12
Filo di montaggio: Filo rosso Uni 8/0
Coda: Ciuffo di fibre di piume di gallo marrone
Testa: Pallina di tungsteno argento 3mm
Corpo: Filo di plastica della rete di un sacchetto di patate
Sacca alare: Smalto nero
Almeno due strati di smalto incolore.

 

 

Scheda dressing

  Perdigòn Nero
Amo: Grub 14-12
Filo di montaggio: Rosso
Testa: Tungsteno 2/3,3 mm oro
Cerci: Fibre di collo di gallo dun chiaro
Corpo: Tinsel plastica nera (tre mani di vernice)
Collarino: Red Floss

Jose Carlos Rodríguez

www.guiadepescaenasturias.com

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Jose Carlos Rodríguez e Andrea Cuccaro


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